L’ultimo uomo della Terra

E tra Vincent Price e Charlton Heston? Chi scegliere, dopo che la mia memoria ha fatto cilecca sul protagonista più acido verso il resto dell’umanità che l’ha lasciato solo? Per abbandonarmi al film ho tralasciato anche qui i buchi di sceneggiatura (perché Robert trova dei morti sul selciato di casa, quando tutti sono morti? Forse i vampiri si cibano dei loro simili?), ma non devo assolutamente dimenticare che siamo davanti a un prodotto di serie B, che non si potevano pretendere grossi mezzi, usati invece in I am legend. Qui, nell’0riginale, ci sono elementi degli altri film, e come per ogni libro da cui si trae un film, ci sono tre adattamenti, tre universi paralleli dove i protagonisti muoiono per mano dei propri simili, o per mano dei vampiri, c’è un cane che è miglior amico, oppure oggetto di dubbi sulla possibilità che sia infetto. C’è anche la donna, e c’è la desolazione (quando hanno fatto le riprese a Roma, d’estate o all’alba?), ci sono le riflessioni amare e ci sono i flashback. Qui è tutto sottotono dicevo, ma la bellezza si vede dalla fotografia, dal bianco e nero, e da Vincent Price, il quale è stato giovane anche lui, a quanto pare. Cosa salvare a questo punto, 1975: occhi bianchi sul pianeta terra oppure L’ultimo uomo della Terra? Uno lo devo salvare, per forza.

2 pensieri su “L’ultimo uomo della Terra

  1. Ben trovato sulla nuova piattaforma. Votato con piacere. La bellezza non si vede solo dall fotografia, dal bianco e dal nero e da un giovane Vincent Price. Qui, come per tutte le cose della vita, si vede dall’Idea. Pochi mezzi tanta fantasia potrebbero vincere anche contro i mitici studios…

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