Il figlio più piccolo

Non fate come me, non abbandonatevi a questo film fin dall’inizio: dopo il primo tempo se ne capisce qualcosa, o almeno io, preso forse dal sonno, ho iniziato a seguire gli eventi dopo almeno 30 minuti. Fortuna vuole che c’era uno studente del Dams di Bologna a guidarmi, con i suoi occhi innocenti, altrimenti Christian De Sica parlava arabo, anche se, nell’Italia di oggi, la parabola della famiglia (c’è una splendida Laura Morante) è quasi auspicabile, mentre le vicende della holding, e soprattutto del suo presidente, sembrano un pò prese dalla cronaca giudiziaria. Certo, c’è l’apoteosi grottesca del matrimonio, avvenimento pacchiano per fortuna interrotto dai giudici, ma prima è ancora peggio, e non mi ha sorpreso più di tanto.

Avevo già rinunciato a vederlo, qualche mese fa, ma per dovere di appassionato l’ho recuperato. Non è il miglior Avati, sembra pure che abbia preso una strada diversa nella sua filmografia, e dopo il disorientamento iniziale ci si può gustare due figure, quella di padre e figlio, prese quasi a casaccio nel marasma attuale.

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