Leoni per agnelli

23/10/07

Quanto tempo è passato. Poteva essere un instant movie, di quelli che La 7 manda volentieri in onda, ma ormai non è così, almeno per noi: La 7 ha mandato recentemente in onda Silvio forever, e noi ancora a parlare di lui, costantemente, svogliatamente, incaxxosamente, contrariamente…Il personaggio di Tom Cruise, l’unico al quale potevano dare quel ruolo, da repubblicano convinto, da infant terrible, da prossimo candidato a presidente, sembra talmente vecchio da immaginarsi, ora come ora, il soldato giapponese che combatte nell’isola deserta a 2a guerra mondiale finita. Silvio forever può anche far fare questi sogni, lo ammetto, e mi immagino di qui a qualche anno in cui sembrerà tutto così antico.

Leoni per agnelli era quindi un instant movie sulle guerre statunitensi nel Medio Oriente, in cui si è scelto pure di limitare le vicende ad un’ora, un’ora e mezza di vita di 6 personaggi: (Tom Cruise) un parlamentare che concede un’intervista ad una vecchia giornalista democratica (Meryl Streep), per rivelarle i nuovi piani tattici per l’Afghanistan, ma lei non crede tanto a l’esclusiva che gli concede; un professore (Robert Redford) che parla con uno studente di Scienze politiche, e vuole farlo impegnare, vuole fargli capire il prezzo che vogliono pagare altri due studenti per le loro idee; questi ultimi invece sono isolati su di una montagna in Afghanistan, con i talebani tutt’intorno, oggetto dei piani tattici dei primi protagonisti. Non vi rivelo come finisce per chi sta nel campo, per i leoni che ciecamente sono stati mandati al macello dagli agnelli (e qui ci sarebbe moltissimo da dire).

Leoni per agnelli è un film soprattutto parlato, quasi verboso, sicuramente pieno di arguzie dialettiche. Robert Redford ci ha abituati a cose del genere, anche in I signori della truffa, sottovalutato da tutti, inseriva dei dialoghi che fanno ancora pensare. E il suo personaggio è di quelli che mi farebbero riprendere in mano gli studi universitari. E’ quindi un film basato sui dialoghi, per due terzi, ma voglio vedervi arrivare al finale senza aver mai riflettuto su ciò che è stata la guerra in Afghanistan dal punto di vista di due soldati, che così vogliono pagarsi l’università, ed avere un 30 per il professore che odia la guerra ma li ammira lo stesso.

Basta poco per fare un film pacifista, senza cercare idealoni, senza retorica, senza dietrologie. E Redford ci è riuscito.

25/10/07: Across the universe

 

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