Bar sport

Per tutto il film, per i giorni precedenti, ascoltando i podcast della Rai sul film, mi sono sempre chiesto: ma ho effettivamente letto il libro di Stefano Benni? Avrò avuto 18-19 anni quando ho scoperto lo scrittore; ho letto diverse cose, quasi sicuramente Il bar sotto il mare, Terra!, Comici spaventati guerrieri, La compagnia dei celestini, ma poi? Sono però arrivato preparato in sala: la curiosità sul film mi ha portato a leggere qualcosa, ma soprattutto ad ascoltare due volte il podcast di Hollywood party (trasmissione che dovevo seguire già da tempo, mannaggia) per farmi un’opinione preventiva. Ridevo e riflettevo, come qualcuno ha detto, ma insieme, non separato da anni di maturità, in cui tutto cambia senso, il cervello non ti dice più di aprire la bocca ma di ascoltare e pensare.

Il dubbio continuava ad arrovellarmi. “L’ho letto o no?”, me lo sono chiesto fino a pochi secondi prima del film, ed ho seguito almeno tre approcci diversi: ridevo, perché ci sono situazioni che non ti fanno fare altro, come le zanzare in formazione acrobatica, o il tuttologo alle prese con il tresette, e tutto ciò che dovrebbe avvenire in ogni bar sport che si rispetti; riflettevo su come si può diventare tipi da bar o avventore casuale, e naturalmente sul fossilizzarsi su una sedia, pur avendo un minimo garantito di vita sociale, oppure rischiare mangiando la Luisona, e non sapere nulla di ciò che succede nel paese, nella comunità, tra gli altri clienti.

L’altro approccio è quello della meraviglia: il surreale, il grottesco, le favole di Eros il “tennico” fanno capo alla sospensione dell’incredulità inserita, per giunta con l’uso dell’animazione, in un film italiano che si allontana, mi pare, dalle altre commedie del periodo. Mi chiedo come quei momenti sono stati vissuti da chi ha conosciuto Bisio per Zelig….Storie, come solo Benni e pochi altri sanno scrivere (a proposito, a quando i film di Malaussène?).

Poi c’è l’ambientazione paesana, con una ricostruzione degli anni ’70 che non si ferma ai vestiti e alla colonna sonora, ci sono gli attori principali da premio, c’è l’altra parte del cast, non da caso eccezionale, anzi, quasi da serie B, c’è Teo Teocoli, invecchiato parecchio nel giro di un paio d’anni, ma sempre ballerino bravissimo, c’è Amendola, in un cameo emozionante e rovinoso, c’è il ragazzino, Cinni, in una delle scene più azzeccate del film, c’è una  serie di canzoni, poche, ma scelte bene che sembra la selezione casuale di un jukebox dell’epoca. E c’è Aura Rolenzetti, una che dovrebbe stare alla cassa di ogni bar.

E’ una delle prime volte che scelgo un film dal romanzo, a priori, ma anche che ne ascolto i podcast, cosa utilissima, arrivo con gli amici a guardarlo tutti insieme, e non ne escono molto delusi, pur essendo un film solo moderatamente popolare, se non fosse per il titolo.

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