Mon petite chérie Claudette…

…ti pensavo molto più francese, non una che da bambina è arrivata negli States. Il tuo nome mi faceva pensare a film diversissimi da quelli che ho visto in questi giorni, ma anche qui mi sbagliavo. Ti ho sottovalutata per tutte le ore davanti alla tv, cercando di capire come sei finita nella lista dei grandi attori. Ti ho vista già madre, o sposa matura, anche perché nel primo film, Ritrovarsi, avevi già 39 anni, quindi dovevo aggrapparmi ad altro che non fosse la carriera, dovevo trovare un leit motiv per scrivere questo post. Lo so, la programmazione tv è pressoché casuale, ho registrato tuoi film anche lo scorso inverno, quindi mi obbligheresti a parlare non di te ma dei film con te, che trovano una strana unione nel rappresentare la donna in situazioni o tempi sospetti per tanti appassionati, o, per meglio dire, coloro che crescono culturalmente anche con il cinema.

Ritrovarsi è una commedia del ’42, e chissà se era difficile parlare di separazione dal marito, di allontanamento dal focolare. Tutto sembra fatto per farci sorridere, come la scena del vagone di appassionati della quaglia, una delle più devastanti con protagonisti degli ubriachi, ma che si collega pochissimo alle vicende della protagonista, che prima molla il marito e poi si trova un milionario che potrebbe sistemarla, uno alla Rockfeller che le compra vestiti, gioielli, spazzolini e cappelli. Diciamo che pare la solita commedia, niente di più, niente di meno, tranne che per la scena iniziale, quella del Vissero felici e contenti.

Da quando te ne andasti. E’ qui che si inizia a parlare le donne, quelle lasciate a casa dai mariti per la 2a guerra mondiale, le ausiliarie, le spose di guerra,  le fidanzate, le madri e le figlie. Un aspetto che non avevo mai visto rappresentato al cinema, prodotto in pieno conflitto, con uno scopo evidente. Claudette è moglie di un soldato, ma anche amica di un ufficiale di marina, e sua figlia si innamora di un caporale. Si sente già il peso delle responsabilità, ma tutto vira facilmente alla commedia, con il cane, il colonnello, Shirley Temple cresciuta. Se dovessi conservare un film con la Colbert sarebbe questo.

Donne e veleni. Douglas Sirk, nome che mi fa più paura di Werner Herzog, si prende Claudette e ne fa vittima di un intrigo. La si vede subito, nella prima scena, a bordo di un treno, appena sveglia, con una pistola e forse senza biglietto, ma lei non sa come c’è finita in quella situazione. I minuti più belli di questo giallo psicologico, con uno psichiatra che non vorrei mai incontrare ed un marito, Don Ameche, che non riesco a prendere sul serio, abituato come sono a vederlo in Una poltrona per due o in Cocoon. L’unico peso della protagonista è quello della ricchezza, niente di eccezionale per il ciclo, ma nemmeno in generale.

…E la vita continua. Altre storie dalla 2a guerra mondiale, dal sud del Pacifico questa volta, con gli occhi di una donna reclusa in un campo di prigionia in mano ai giapponesi. Anche lei ha un figlio e un marito, non lontano e in prigionia pure lui, e i ricatti, i soprusi, la povertà, la fame, sono solo parte del peso che si deve portare. Il figlio è con lei, ha dalla sua i favori, o almeno il rispetto di un colonnello, ma quando viene aggredita da un soldato rischia la vita anche nel non accusarlo. Nel frattempo, nel presentare l’accusa, nel protestare, gli rompono le costole, e sono le scene più strazianti.

Mia moglie si sposa. E’ del ’51, e mi viene in mente il casino fatto in Italia per la legge sul divorzio. Negli States più di vent’anni prima si facevano commedie così, ambientata poche ore prima dell’ufficializzazione della procedura per il tribunale, anche se tutto perde contatto con la realtà per il contendente del marito, un’altro milionario (cos’è, il terzo del ciclo?). Tutto si risolve a tarallucci e vino ma con difficoltà, si ride diverse volte ma si pensa ad altro. C’è pure una giovane Marilyn Monroe, ma ho sempre pensato alla protagonista, che si trova anche la figlia sposata, suo marito ed la loro figliolanza a casa. Direi che se Claudette avesse fatto solo i film che ho visto finora mi sarei piuttosto incazz…

La campana del convento. E’ un giallo, ok, ma ha come protagonista una suora che protegge le vittime di un’alluvione e si dà da fare per una condannata a morte. Si prodiga, poteva diventare protagonista di una fiction di Rai1, ma stiamo parlando dell’ennesimo film della Colbert in cui una donna fa tutto il possibile per migliorare il mondo. Naturalmente ci riesce, ma intanto deve gestire un ospedale, gli alluvionati, i pasti, il campanaro, i dottori…

 

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