Takeshi non ha fatto solo il film che volevo scrivere io

Chi si è mai chiesto, nella dura vita di cinefilo, se è possibile racchiudere in un’ora e mezza più generi, dal tragico alla fantascienza? Io l’avevo pensato, ma Kitano non ha fatto un film su commissione, anzi…Io l’avevo pensato senza metacinema, con dei legami più forti di quelli appena visti in Glory to the filmmaker, senza il finale catastrofico, che attraversa i suoi tentativi di farne qualcosa di definitivo. C’è pure qualcosa di felliniano, nei titoli di testa, ma alla fine dei conti è un enorme cazzeggio, tanto per accalorarsi i suoi connazionali. La seconda parte, quella definita e definitiva, è piena di gag che possono capire solo i fan di Mai dire banzai, ma l’aria che tira è quella dell’averla buttata in vacca. Peccato, perché le parole del radiologo, all’inizio, promettevano moltissimo: “la prossima volta faccia venire lui”, più o meno, ma detto ad un manichino, che attraversa tutti gli esami e tutto il film, con improvvise apparizioni nei momenti più o meno impensati. E’ una fortuna che Rai3 Fuori orario l’abbia mandato in onda, ma mi mancava tutta la roba intimista, ad eccetto di Hana-bi – Fiori di fuoco.

Non so se amare più la parte polizia-yazuka o quella con la moglie, entrambe straordinarie, se posso scriverlo. Per buona parte del film te lo vedi vagare, sparare, uccidere, ingannare, rapinare, ma alla base delle sue azioni c’è la malattia della moglie, con cui ha un rapporto più che invidiabile, anche se la tragedia è annunciata e mai realizzata, e questo è un tocco di una certa classe. Mi sono chiesto, durante il ciclo: qual’è il rapporto dello sceneggiatore, del montatore e del regista con la violenza? Si passa dall’evidente uso del digitale all’immaginario giapponese sulla mafia, dal nascondere tutto alle sparatorie senza fine e senza scopo, se alla fine, se diverse volte in ciò che ho visto, il protagonista (attenzione, a quanto visto non sempre personaggio positivo) si prende in giro e ne esce da solo da vivo. Hollywood non ha mai pensato al dvd trasmesso all’inizio di Takeshis, in cui peraltro non fa nemmeno da controfigura a sè stesso ma direttamente “qualcuno che gli somiglia”, solo più biondo, ed è l’altra genialata del nostro, ma non la sola in quel poco che ho visto di lui. Takeshis’ fa pensare alla biografia, ma anche qui domina il cervello. C’è sì Kitano, ma solo nell’incipit, anzi no, per tutto il film…Si divide tra due personaggi, lui stesso e uno che gli somiglia, come scritto sopra, che vuole fare l’attore, ma che lavora in un negozietto e che fa sogni stranissimi…E se non fosse lui…No, forse la mancanza di spoiler vi fa immaginare qualcosa di imperdibile, ma in fin dei conti dò ragione a IMDB che gli da qualcosa in più del 6. C’è del genio pure lì, state tranquilli, ma siamo dalle parti del metacinema e del fantastico, che complicano le cose. Cè comunque tanta di quella intelligenza da far impallidire quelli degli script attuali della Mecca. Potevano inglobarlo per Brother, ma anche qui prende qualcuno per i fondelli.

Brother è il film dove domina, nello script, la mafia giapponese…anche se in America, anche se c’è un melting-pot da far paura. Lui si muove tra silenzi e scherzi, tra ombra e danni, tra parole e silenzi eterni, tra momenti di noia e di riflessione…no, forse sto parlando dell’attore, in tutto ciò che ho visto, ma il film girato negli USA è la solita epopea del delinquente, e Scorsese, uno dei più intelligenti là dentro, ci avrà senz’altro ragionato sù. L’inizio se lo prende il Kitano ironico, quello che non arriva proprio alla sua stesura dello script, ma ci regala un giapponese silenzioso e che non sa l’inglese. Dopo diventa un escalation di ricchezza, potere e violenza, ma certi momenti ci rilassano come poche volte al cinema. Perché, non ricordate Zatoichi? Quel finale musical, così allegro e insensato, anche se la storia si risolve bene…

Credevo, alla seconda visione, di annoiarmi davanti al personaggio del samurai cieco, ma senza riferimenti bibliografici, con alle spalle qualche suo film visto prima, posso dire che un conto è il doversi divertire con lui, con le sue trovate estemporanee, ed un conto è saper apprezzare ciò che combina con l’antico Sol Levante. L’idiota intorno alla casa contro il finale pieno di colpi di scena, le due geishe contro la guardia del corpo, ed un massaggiatore che con la solita violenza poco evidenziata, col sangue che sgorga copioso ma mai in primo piano, con le vittime prese molte volte di spalle, sguaina la katana, ma è troppo tardi, tutto è già successo…Lasciate perdere pure le spade, perché in Glory to the filmmaker ce n’è anche per il wuxiapian in salsa giapponese (e pure per Matrix, a dirla tutta), ed ammmirate il resto, quello che sta immezzo. Direte, ma questo che modi di fare c’ha? E quei tic? La vita di Takeshi Kitano (Wikipedia) è molto più interessante del motivo della sua cicatrice, e non penso di voler fermarmi qui, penso che mi terrò ancora buono l’avviso di Filmtv.it che mi segnala i suoi film in tv.

Un genio…

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