Anatomia di un omicidio

Si, ho esagerato. In questo post sui Cast perfetti scrivevo che era coinvolta anche Marlene Dietrich, ma devo fare più attenzione ai fogli elettronici che uso, altrimenti succede che salti una riga e scrivi cavolate. Due star invece di tre, ma Anatomia di un omicidio rimane un bel film. Prima però parlo di ciò che hanno combinato James Stewart e George C. Scott negli anni ’50.

Ma no!!! Forse ero ‘cecato quando ho riletto il post, e non, a quanto pare, nel compilarlo. Forse tutto ha un senso…

Jimmy me lo sono goduto qualche mese fa, e partiva con Winchester ’73, uno dei suoi tanti western, ma sul quale ho pensato anche stamattina: non la storia di un personaggio, ma quella di un fucile, quindi abbastanza originale per l’epoca. Poi è arrivato Harvey, un unicum per tanti versi. Quando ho registrato questi ed altri film però non ho avuto la fortuna di beccare Il più grande spettacolo del mondo e Là dove scende il fiume. L’attore poi ha continuato con i western, ma anche con i biopic, uno su Glenn Miller e uno su Lindbergh. Tra uno e l’altro però ha fatto due filmoni come La finestra sul cortile e L’uomo che sapeva troppo…bastano? No, perché manca La donna che visse due volte. Più di 20 film in un decennio, 7,17 di voto medio per IMDB.

George C. Scott è uno di quelli che hanno avuto una certa fortuna a trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Come riassumere altrimenti una certa gavetta fatta di serie e filmtv? Fai nel frattempo due film, quello del post e L’albero degli impiccati, ed ecco che ti affibiano un bel 7,65 come voto medio, più dell’attore precedente. Un paraculo se non prendi in esame le cose collaterali al cinema, che però più avanti si farà ricordare per Lo spaccone, Dottor Stranamore e per Patton generale d’acciaio.

Come introduzione non è male, vero? Inserire nel cast l’attrice in più e considerarne uno che nel decennio ha avuto solo due ruoli…

Avete presente i thriller procedurali, quelli che per buona parte si svolgono in tribunale? Ma si, quelli che ti fanno capire il sistema giudiziario statunitense meglio di quello italiano? La summa del genere, o perlomeno un bell’esempio, è rappresentato da Anatomia di un omicidio. Si parte alla lontana, e la durata garantisce un processo ben argomentato, senza escludere nessuna “obiezione” o nessun “mi oppongo”, formule usate in diversi casi come zuccherino per il pubblico disattento. Pensate alla data di uscita, il ’59: vi può venire a noia, quindi si accettano anche gli stacchetti ironici.

Qui si parte dalle audizioni per accogliere l’incarico per arrivare alla sentenza, ma senza nessuna requisitoria finale di difesa e controparte, perché avrebbero allungato oltremisura il film. James Stewart fa l’avvocato di un militare che ha ucciso un barista, il quale ha violentato sua moglie. Anche se non ci viene risparmiato quasi niente, e si sente il peso dei ’50 solo con qualche ingenuità del genere cui appartiene, l’anatomia del delitto è minuziosa, attenta, laboriosa e onerosa, soprattutto per gli spettatori in sala, che all’epoca non penso abbiano mai avuto occasione di sentire parlare così direttamente della violenza ad una donna, ma ritratta comunque, fino alla fine, a sentenza neanche pronunciata, come una mezza sgualdrina. E’ questo uno dei messaggi del film? Sta qui la fine dei dubbi che Filmtv esprime nella sua recensione? Ammettiamolo pure, perché non si può assolutamente ridurre ad un film legale, non si può solo rimanere affascinati dalle schermaglie tra difesa ed accusa, dal giudice, dai testimoni più o meno attendibili.

James Stewart ci fa ancora la sua bella figura, ma a rimanere in testa è l’interrogatorio della donna da parte del personaggio di George C. Scott, assistente di prestigio dell’accusa, che ti fa sprofondare nella poltrona dalla vergogna.

 

2 pensieri su “Anatomia di un omicidio

  1. L'ho visto anch'io, non molti tempo fa. Il militare è Ben Gazzarra a inizio carriera (anche lui non se la cava male ). Devi tenere conto che parlare di stupro al cinema in quegli anni negli USA era un'idea folle. Il film ha subito un boicottaggio a priori, per il tema trattato, in non poche città. Per evitare danni peggiori, Preminger ha alleggerito quello che tecnicamente è un giallo procedurale con elementi che sembrano più riconducibili ai canoni della commedia sofisticata, come la notevole la colonna sonora firmata da Duke Ellington.

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