Un uomo a nudo

Torna, per il terzo film del ciclo Cast perfetti, Burt Lancaster. Ormai è uno di famiglia in questo blog, anche se manca poca roba da vedere con lui.

Piuttosto: chi è Kim Hunter? Su IMDB c’è una sua foto da Il pianeta delle scimmie, primo titolo che giustifica la sua presenza nella mia classifica degli attori, ma poi? A meno che non abbiamo dato un buon voto per il film del post, non so da dove venga tutta quella fama. Filmtv.it, altro sito foriero di foto, dice che ha fatto almeno 13 film: 2 seguiti della saga del Pianeta delle scimmie, ma lì non è inserita nel cast di Un uomo a nudo. Se si considerano i voti per decennio non si può certamente includere Un tram che si chiama desiderio, del ’51, quindi è un’altra di quelli che capitano al posto giusto al momento giusto. Come spiegare tutta quella tv che ha fatto? Speravo ci fossero due Kim Hunter, un’omonimia, ma non è così. E la cosa si complica, perché non ricordo assolutamente il suo personaggio!!

Burt Lancaster aveva mandato a quel paese il botteghino, che gli aveva dato molte soddisfazioni, e si prese un ruolo che non gli si adattava. La storia inizia con un bagno in piscina, quindi è almeno estate, e ne esce uno che a 53 anni, Burt che interpreta Ned, non dovrebbe essere così in forma. I suoi amici sembra siano ben messi finanziariamente, e gli chiedono della sua situazione, familiare, economica etc, in una delle solite discussioni che si fanno con chi non si vede da un pezzo. Beh, è un’introduzione normale, mi pare. Però per chissà quale motivo si propone di attraversare la Contea in un percorso che comprende tutte le piscine, da lì a casa sua. Una bella pensata, ogni tanto la mezza età ti fa fare di quelle cavolate, magari condite con alcool  e con gli amici. Entra ed esce dalle piscine, private o pubbliche, ma inizia anche a non essere ben accetto già dalla seconda villa che visita. Alla terza piscina incontra la ex baby sitter delle figlie, una bella ventenne, e lui ci prova, e gli va male. Beh, sono episodi che succedono, penso io, ma piano piano ci si accorge che l’unico vestiario del protagonista è il costume, e lui continua nel suo intento, anche se si è preso una storta. Le piscine sono perfette o vuote, grandi o piccole, coperte o meno, ma la gente che ci incontra (è sempre aperta la questione dell’intromissione in proprietà privata, ma solo in un caso viene fatta valere) è sempre più cattiva, e da loro viene sempre più messo a nudo. Non sappiamo quindi quasi niente da lui, ma sempre più le male parole con cui viene accolto ci permettono di comprenderlo, di avere compassione per lui, di dire “non può finire così”, è brutto dargli quella sorte. Non vi dico il finale, perchè nella nostra situazione economica in America, a metà dei ’60, si potevano almeno permettere di dargli un costume da bagno, mentre noi siamo in mutande. Quindi è un Burt impegnatissimo contro la ricchezza, il sogno americano, ed è un passo che poche volte ho visto fare ad un attore, spogliarsi così, anche se dietro ad un racconto sceneggiato per il cinema.

Filmtv gli da un 4/4, IMDB invece un 7,5, mentre per gli altri si arriva a stento alla sufficienza. Forse Burt, che lo considerava il suo film migliore, era da premiare solo per il coraggio, nient’altro.

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