La tregua

Esulo un pò dal mio ciclo di visioni, perché il prossimo documentario è La strada di Levi, e si combinava perfettamente con il film del post.

Se questo è un uomo è un must (odio questa parola, ma rende l’idea) dell’adolescenza, o almeno dovrebbe essere così. Non so se ne hanno tratto un film o qualcosa di simile, ma La tregua, sempre di Primo Levi, si presta all’impresa. Italiana. A volte non riusciamo a fare una bella figura, da personaggi e da produttori, e chi dovrebbe farla si abbandona a momenti immotivatamente e improvvisamente grevi, nonostante il resto, anzi, riconoscibili ma buttati lì quasi per caso. Niente da dire sullo scopo, una riduzione del romanzo, qualcosa che mancava dopo Kapò, ma tutto pare, a tratti, andare a tarallucci e vino. Io ricordo qualcosa di diverso nel libro, delle riflessioni che solo ora potrebbero colpirmi, vista l’età matura, ma non riesco a dimenticare l’aria da fiction in cui annaspa il film, anche se è del ’97. Niente da dire su Auschwitz, ma si sono viste pagine migliori, e Bisio e Ghini sembrano fuori posto, mentre Turturro è americano, quindi era giustificato. Non riusciamo a trarre qualcosa di bello nemmeno dai nostri romanzi, mentre la testimonianza di Levi era un atto dovuto, per noi e i sopravvissuti, viste le parole di Daniele, il suo amico con un rancore non misurabile. Più o meno: “sei stato risparmiato per raccontare, per scrivere”. E noi sprechiamo un occasione…

Ultimo film montato, in parte, da Ruggero Mastroianni, e alla regia un irriconoscibile Francesco Rosi.

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