Dillinger

Per me era quello di Public enemies – Nemico pubblico di Michael Mann, ma anche quello di Dillinger è morto, mai visto, ma chissà che c’entra con questo gangster movie. John Milius ha tratto, dalle note vicende del criminale, un quasi biopic, e la confusione è tanta. Se Mann è stato asettico, non permette di emozionarci più di tanto, con una fotografia comunque perfetta e tutto il resto molto curato, e un Melvin Pervis quasi in secondo piano, qui si parte da più lontano, e diventa quasi un film d’azione, dove regna la solita simpatia di Harry Dean Stanton e il primo G-man ha un ruolo molto più amplificato. Non si vede J. Edgar Hoover, non ci sono vicende collaterali, e pure il solito finale pare buttato lì senza tanti fronzoli, mentre nel film più recente aggiunge molte più suggestioni. Warren Oates è molto più coinvolgente di Johnny Depp, che non l’avrei visto ad esaltare la immortalità di Dillinger. Le donne di Milius sono lì per caso, poco importanti e necessitano di piccole introduzioni, mentre Mann ha dato il ruolo di Billie a Marion Cotillard. Insomma, alla fine di Dillinger, senza memoria del film del 2009, potreste trovarvi confusi, ma il regista, con una tale filmografia, da regista o sceneggiatore, deve essere affrontato, in parte o totalmente.

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