Bourne – La trilogia

In queste prime ore di tentativi di rivitalizzare il blog, con le anteprime in tv e le immagini dal mio desktop, mi sono dedicato alla trilogia di Bourne, ma mi sono lasciato distrarre dai fogli elettronici, quindi ho saltato la lettura della trama di ciò che, con Bourne legacy, è diventato una quadrilogia. Ricordo Boris Sollazzo, su La rosa purpurea, che ne parlava come intrattenimento da sufficienza, quindi mi ha persuaso a dimenticarmene facilmente. Andiamo su Filmtv.it…Si, si, non era da andare a vederlo al cinema, figurarsi, ma neanche da attenderlo con ansia.

Quante location! Quanti inseguimenti, quante mosse di ciò che sicuramente non è kung-fu!! Ricordavo vagamente i primi due, visti con poca partecipazione, ma inclusi nella mia videoteca di dvd registrati. Infatti per la recente registrazione ho salvato l’audio in inglese, e mi è toccato recuperarne il dvd in 4/3, con l’audio e il video analogici. Spero non capiti più, perché Bourne ha delle potenzialità, o almeno le aveva, visto il suo passato, le sue capacità e conoscenze, le abilità soprattutto. Non ci si chiede perché ha una dozzina di passaporti, questa è la normale sospensione dell’incredulità per un film con la Cia dietro l’angolo, ma ciò che mi arrovellava era la base espressiva del volto di Matt Damon, quindi ogni tanto partiva la testa, e tutto pareva risolversi…la trama, perché Jason Bourne pare avere due espressioni: con o senza passaporto. Certo, mi sono divertito, specie nelle lotte corpo a corpo, o per gli inseguimenti, in auto o a piedi, o nei momenti topici in cui si intrufolava dove 007 non oserebbe. Certo, è un bel paragone, e vince senz’altro il secondo, ma vuoi mettere la figura che fa Napoli nel primo episodio? E le coperture varie, in India come altrove, non sembrano troppo facili? Lasciate indietro i politici russi, guardate l’evoluzione del personaggio, godetevi la rentreè del terzo episodio, quando tutti aspettano lui, e ti vedi Matt Damon invecchiato, ma sempre lo stesso. Lui, Mark Whalberg e pochi altri, hanno quella immensa capacità di non invecchiare, di mantenere vive le solite emozioni nelle nostre visioni…no, qui si sparla della loro mimica facciale, non di altro. Due episodi su tre sono diretti da Paul Greengrass, quello di Bloody sunday e di United 93, che usa la solita macchina a mano. Ok, impossibile per gli inseguimenti in auto, ma volete mettere i tetti di Tangeri con quel montaggio frenetico? E’ una delle scene più belle, dove pure una come Julia Stiles può fare bella figura, ma il finale toglie un bel pò di emozione, tanto è freddo. Non ci sono tante rivelazioni, è una trilogia che non ne ha di devastanti, si capisce sempre dove si va a parare se si son visti alcuni film di spionaggio, ma è il metodo, il modo con cui ti fanno vedere tutto a migliorare le cose. La Cia come (non) l’abbiamo sempre vista, quelle sporche operazioni sotto copertura, e i computer, le telecamere controllate, Echelon, le cimici, le intercettazioni…diciamo che Ludlum non penso abbia scritto tutto con in testa ciò che abbiamo per le mani in questi anni, quindi entra in gioco Tony Gilroy, l’ultimo a prodigarsi per il personaggio, visto che ne ha anche diretto il quarto film. E se avessero messo un’altro attore? E se l’avessero fatto agli albori di Internet? E se non c’era Greengrass? Non dico un I tre giorni del Condor, nemmeno un emulo di 007, non ci sarebbero mai riusciti, ma il favoloso incipit dell’uomo senza passato?

3 pensieri su “Bourne – La trilogia

  1. Non indimenticabile, ma comunque godibile. Una trilogia che riguardo sempre con piacere. Il quarto film sinceramente non mi attira per niente. L'espressione di Matt Damon con o senza passaporto, a parte che mi ha fatto troppo ridere, ma devo dire che è azzeccata al vuoto cosmico del protagonista che interpreta :)

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