10 x 1 – Film drammatici (2)

Appena la mia schiena non mi darà più problemi ricomincerò a scrivere post per ogni film…

Rusty il selvaggio. Francis Ford Coppola è per me ormai un’incognita. Dal Sogno lungo un giorno al Padrino c’è un abisso, e Apocalypse now è da me sopravvalutato. Rusty ha dalla sua parte una fotografia meravigliosa, una storia che in certi momenti ti affascina, ed il personaggio di Mickey Rourke meritava senz’altro più spazio. E’ pure un film che ci fa scoprire diverse altre star che lavoreranno nei decenni successivi: Matt Dillon con gli anni appare e scompare, ma volete mettere la prima parte di rilievo per Nicolas Cage? Risente di una scrittura dei dialoghi piuttosto arcana, con alcune ingenuità, ma andava visto, questo è sicuro.

Bianca. Durante la maturità c’era Telepiù che lo mandava in loop, quindi i dejavù si sprecano, con parole e scene che ti fanno pensare alle notti in bianco trascorse sui libri. Non è più una commedia, non è più solo la scuola Marylin Monroe, non è Nanni con la Nutella (era veramente pieno quel vaso, e la troupe se l’è fatta fuori appena finita la scena) e la Sacher. E’ un giallo del quale sai già la fine, è un protagonista che soffre, per la solitudine malcelata e per gli amici che si separano, per le scarpe e per la solita insofferenza di Michele Apicella. Laura Morante era magnetica, oltre che bellissima.

La messa è finita. Uno dei primi film registrati l’anno scorso da Sky, sapete, di quelli che insegui per anni e che non avrebbero mai riproposto altrove. Un prete con buonissime intenzioni si becca tutti gli amici, i familiari, i conoscenti con fisime che vanno dal mistico alla solitudine esposta e motivata. Si ride un pò, come per il personaggio di Marco Messeri, ma la crisi della società degli anni ’80 è il vero leit motiv. Un riflusso lungo, che ha colpito pure un intellettuale come Nanni Moretti, che non avrei mai pensato di vedere indossare la tonaca.

Allucinazione perversa. Pensavo che il Vietnam avesse dato abbastanza, ormai non ne potevo più di combattimenti, plotoni, jungla, napalm, Charlie e Borntokill. Se invece si pensa ai reduci c’è ancora qualcosa di positivo, e non parlo di Nato il 4 luglio, ma, ad esempio, di Giardini di pietra, scomparso dalla mia videoteca. Spero lo ridiano presto, perché mi aveva emozionato. Invece Allucinazione perversa ti fa quasi prendere le parti del soldato Tim Robbins, che non si sa se sta sognando, qual’è la sua compagna, o meglio ancora la verità. Le ultime immagini fanno sperare in bene, anche se il modo con cui arriva all’ospedale da campo è molto, molto drammatico. Tratto da una storia vera?

Lanterne rosse. Perché un titolo così mi attira, perché soffermarmi su qualcosa di orientale? Centra Cannes forse, non voglio approfondire, perché, devo ammetterlo, il secondo tempo non mi ha visto troppo partecipe. E’ una storia strana di emancipazione, ambientata nei primi anni del secolo scorso, ma neanche la studentessa, la 4a signora, si salva dalla malvagità, anche se involontaria. Il cinema orientale lo devo sempre prendere con le pinzette…

Nixon – Gli intrighi del potere. Stavo per esaltarmi doppiamente: la prima parte è veramente ben fatta, con i continui salti temporali, il montaggio diversamente frenetico, un Anthony Hopkins comunque e sempre, per tutta la durata, convincente, a tal punto che mi domando perché non gli hanno dato l’Oscar; Howard Hunt…chi è? Ho avuto un tuffo al cuore, perché se non sbaglio era citato nella trilogia americana di James Ellroy, due su tre tra gli ultimi libri letti in vita mia, o almeno che ricordo con più piacere. Fa piacere vederselo impersonato da Ed Harris, ma arriverei all’orgasmo se tutta, dico tutta la saga venisse trasposta al cinema. Per Gli intrighi del potere invece devo ammettere che da quando si parla di Vietnam le cose si complicano parecchio, e appena si parla più approfonditamente del Watergate inizi a perderti. Solo per americani?

Kippur. Un film israeliano, ambientato nel ’73, con due che si spargono pittura sul corpo facendo l’amore. Naaah, non è il mio film, avrei detto se non avessi dato una possibilità ad Amos Gitai. Ho avuto ragione, perché tutto il nonsense della guerra è nelle immagini della seconda parte, quando i soldati di soccorso si impantanano, vedono cadere pure il ferito che portano, si disperano, arrivano all’elicottero e questo cade. Niente dialoghi, poco opportuni, niente colonna sonora, inutile, ma dei piani sequenza degni di nota. Da far vedere a chiunque ami Full metal jacket.

Donnie Darko. Che ci fa qui dentro, nel ciclo drammatici? Me lo chiedo pure io, perchè dietro alle suggestioni anni ’80, dalle spalline degli insegnanti al cubo di Rubik, dietro alla fantascienza, quasi appena accennata, dietro alla maschera horror del coniglio mannaro, c’è qualcosa di drammatico. Ma devi rovistare, devi pensare che Filmtv ha sempre ragione. Per fortuna tutto si risolve facilmente, perché la prima volta è stata dura, tra sottotrame e spunti di riflessione, tra un Jake ispirato ed intelligente e una Maggie ancora acerba…Registrare o no Southland tales?

La stanza del figlio. La mia vita, già nel 2001, era inconsapevolmente ad un bivio, ed io ho scelto la strada più impervia, quella della cinefilia: ho scelto di andare al cinema a vederlo piuttosto che banchettare con i miei colleghi alla mia prima cena aziendale. E pensare che ci lavoro ancora, lì…Con gli anni, con la maturità, inizi a pensare che Nanni Moretti potrebbe aver ragione su tutto, e lasci Sogni d’oro, o Io sono un autarchico, e pensi a La messa è finita, o a questo film. Toccante più del dovuto, semplice come pochi, anche se l’analista pare il rimasuglio di Michele Apicella.

Magdalene. Non sono più anticlericale da un pezzo, quindi sto a guardare le protagoniste, che ci accompagnano col voyerismo della violenza psicologica delle suore di quell’ordine nelle Case Magdalene, dove tutto sembrava essersi fermato a Enrico VIII…Lo so, non è contemporaneo a loro, ed erano istituzioni irlandesi, ma la benedizione delle lavatrici dove la mettete? Non mi sorprendo più di nulla ormai, neanche della possibilità che una delle ragazze faccia sesso orale col prete, nemmeno della proibizione di parlarsi, o di trovarsi un arancio sul letto come regalo di Natale. Se lo scandalo è venuto fuori dopo decenni, nel ’93, quando pensate si faccia un film su le altre “magagne” della chiesa?

Il film da salvare, in questo caso, è Nixon – Gli intrighi del potere.

6 pensieri su “10 x 1 – Film drammatici (2)

    • @ CineBlaBla: figurati, avrei ora una videoteca di quasi 1500 film.
      @ Cecilia: anch’io ora preferisco La messa è finita a Bianca. Non so ancora come comportarmi con gli spoiler sui film di vent’anni fa.
      @ Bollalmanacco: a me è successa la stessa cosa per L’avvocato del diavolo, anche se poi sono tornato a vederlo diverse volte. E non è quel cult che è diventato…

  1. Forse La Messa è finita mi piace ancora più di Bianca!! Però devo dirti che a me Lanterne Rosse è piaciuto moltissimo, ancora mi commuovo ogni volta che lo vedo: anche se la protagonista è Gong Li, la vera storia da seguire è quella della TERZA signora!!
    a presto,

    • Coppola per me è Il padrino I e II, quasi nient’altro. Brando, nel finale di Apocalypse now, non riesco ancora a capirlo…

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