Vai e vivrai

Ma cosa ha fatto Radu tra Train de vie e Il concerto? Ve lo siete mai chiesti? Ha continuato con quel suo registro, quel suo mescolare fatti, persone, storia e ironia, oppure…Si è dato da fare, in qualche modo, perché per una storia come quella di Vai e vivrai ci vuole coraggio, informazioni e finanziamenti, e uno sguardo comprensivo degli israeliani non guastava, con l’occhio sempre puntato agli etiopi, che, a dir poco, ne hanno viste di tutti i colori. Nel film ci sono le immagini della disgrazia più conosciuta, e vi sfido a ricordare quale, perché di bimbi così ce ne freghiamo di solito. Io ero un incosciente, a vent’anni si capisce, ma questo film mi ha fatto capire che ci sono disgrazie anche dietro l’angolo, anche dietro alla storia con l’S maiuscola. Non ne sapevo niente della Regina Saba, di una parte della diaspora effettiva che ha messo degli ebrei nell’Africa più sfigata, quella del Corno; figurarsi se un esodo di etiopi attraverso un paese islamico dove appena gli dicevi che eri ebreo ti linciavano, no, non entra nei libri di storia. Un bimbo, immaginario forse, realistico forse, del quale il regista, è un’altra possibilità, ha scelto, per pudore, di non dire che la storia è vera, un bimbo dicevo, si vede allontanare dalla madre, un’altra donna praticamente lo adotta e lo porta in Israele, nell’operazione ufficiale di recupero dei consanguinei. C’è un problema però: il protagonista non è ebreo. La prima parte è quanto di più drammatico si possa immaginare, la pena supera la voglia di continuare a vedere il film diverse volte, ma c’è qualcosa di positivo, e Radu non può mettere un minimo di ironia, per coloro che si sono abituati a Train de vie: una famiglia adottiva splendida e una ragazza che vorrei pure io sposare, figlia di uno dei tanti che fanno del ragazzo, oramai cresciuto, un reietto, che però si dà da fare in tutti i modi, dal kibbutz al servizio militare. La sua testa però è per la luna, un modo di comunicare con la costante della sua vita: sua madre. Vai e diventa, gli dice, ma gli vieta pure di tornare, quindi che fare?

No, non scegliete di guardare Vai e vivrai se pensate che Il concerto faccia “anche” riflettere, il dramma è ancor di più dietro l’angolo…

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