François Truffaut: da Tirate sul pianista (1960) a Non drammatizziamo…è solo questione di corna (1970)

“Non credo ai film belli e ai film brutti, credo ai buoni e ai cattivi registi: è possibile che un regista mediocre o molto banale di tanto in tanto faccia un film di successo, ma questo non conta; un regista ha uno stile che si ritrova in tutti i suoi film, e questo vale anche per i peggiori registi e i loro peggiori film.”

…Se Truffaut avesse usato IMDB, si sarebbe preoccupato di personaggi come me…

Ecco, uno dei miei punti di arrivo della stagione, lasciati gli impegni bloggari, era lui. Senza di lui, e almeno 200 film, avrei chiuso il blog da un pezzo, ma si và avanti, perché Sky aiuta a perdersi. Infatti buona parte dei film visti finora, per il ciclo sul regista, sono stati registrati dal satellite, quindi, anche se hanno chiuso Mgm Channel, dobbiamo preoccuparci solo un pò. In queste ore, anzi, in questi due giorni, mi sono immerso nel regista francese. I film, anzitutto. I quattrocento colpi viene escluso dalle visioni, in quanto facente parte della recente, nuova Top 100. I podcast poi, che ho imparato ad apprezzare da un anno e mezzo, quindi Hollywood party, Destini incrociati, Wikiradio, e Nessuno è perfetto. Con qualche conoscenza riuscireste anche voi a cercare quelli dedicati ad una sola persona. I Castoro, osannati dal medesimo vent’anni fa, ma frutto di un degno e necessario aggiornamento. Poi, qualche Storia del cinema, anche se mi rendo conto che c’è tanto, tanto da leggere, su Truffaut come su Eastwood o Murnau, Lynch o Ridley Scott. Ho desistito dall’iscrivermi al Dams, ma con Internet me ne faccio una ragione.

Tirate sul pianista. Se iniziate con questo siete fritti. E’ quasi un esercizio di stile, il noir americano di serie B (vedi che il Castoro…) in cui il regista ci mette del suo, ed è naturale, come digressioni quasi comiche e drammi forti sul cattivo rapporto tra donna e uomo, certi sviamenti dal genere.  Non direi che è da mettere nel podio dei migliori, ma se amate il genere è un mezzo godimento.

Jules e Jim. Il secondo o il terzo film più citato nei podcast (trasmissioni radio scaricabili legalmente da internet, per i profani), quello che fa pensare a questa canzone:

Negli anni ’90, quando iniziavano a comparire le vhs in edicola, mi sono acchiappato pure questo, e forse nemmeno tramite L’unità. Era un film mitico per chi, come me, aspirava alla cinefilia…non c’avevo capito niente, anzi, a dire la verità ricordavo solo la scena della corsa. L’altro giorno quindi ero quasi alla prima visione, ed ecco che diventa scandaloso e innovativo. In Italia hanno tentato di vietarlo, poi è passato ai maggiorenni, forse per il trio protagonista, che non si faceva problemi a confondere gli spettatori. Il finale poi, non poteva che sconvolgere. Nel Castoro viene più volte ripreso, per le contaminazioni successive, più o meno motivate, più o meno giustificabili, come nel prossimo. Quasi quasi lo conservo…

La calda amante. Il terzo lungometraggio torna nel territorio noir, se si considera l’adulterio un crimine. L’ipocrisia del protagonista è solo uno dei leit motiv, perché c’è pure la questione delle gaffes, che ora intravedo anche in altri film, che fanno fare cose assurde ed incomprensibili ai traditori. Un’altro triangolo, dove la seconda donna è però nascosta, una tresca che comporta però cose normali, come il divorzio.

Fahrenheit 451. Un classico, un must, uno sviamento dal percorso di Truffaut. Una produzione mezza hollywoodiana girata in Gran Bretagna, con intenzioni ed idee sincere (la prima passione di Truffaut è stata la letteratura), forse rivoluzionarie, per la fantascienza a cui siamo abituati, che il regista gestisce a suo modo, con un’altra esplorazione del genere. Prima rimarrete affascinati dalla storia dei libri, vietati, poi penserete alla memoria.

La sposa in nero. Ma Tarantino si è ispirato a questo film per Kill Bill??? Probabile, ma lui non era un rivoluzionario (anche se la parola decade con gli anni per Truffaut, uno degli ispiratori della Nuovelle Vague), e c’è ancora di ché scandalizzarsi. Altra immersione nel genere, pensando a Hitchcock, adorato e riverito dal regista. Ora capisco il fascino di tanti per Jeanne Moreau, anche se fa molta paura vestita da Diana.

Baci rubati. Se non avete visto I 400 colpi e Antoine e Colette, non capirete i primi minuti e non riconoscereste Antoine Doinel, personaggio a dir poco ricorrente di Truffaut, un alter ego che non riesce a starsene buono neanche nell’esercito, o nei vari mestieri che trova. La questione sentimentale è meno complicata, ma ogni tanto ha delle uscite che fanno virare questo film ed altri nel comico. Il regista aveva trovato una delle sue muse, anzi, una possibile sposa, ma poi si è distratto. Ah: lo stesso aggettivo lo userei per tutto il film, visto che è stato girato nel ’68, quando Truffaut era impegnato in altro, ed è stato scritto nei ritagli di tempo. Gli è pure venuto bene. Si allontana dagli altri della Nouvelle vague, trova forse un suo percorso.

Il ragazzo selvaggio. L’infanzia per Truffaut…ci vorrebbe I 400 colpi per capire da dove è partito, perché siamo all’estremizzazione del concetto di ribellione alla famiglia, alla scuola, etc, senza contare Antoine. Anche lui fa cose assurde, ma Victor è un dodicenne che ha vissuto nei boschi, che ha difficoltà nel linguaggio, quindi è giustificato. Il dottore, illuminato, interpretato dallo stesso Truffaut (perdonatemi se non lo chiamo per nome, ma la c francese è irrecuperabile), tenta un approccio dettato dai tempi (la fine del 18° secolo), e siamo ai livelli minimi di civilizzazione, ma l’ultimo sostantivo è subito dimenticato per quella lacrima, uscita quando si tenta di capire quanto ha capito del concetto di “giustizia”…ma proprio nei tempi della Rivoluzione Francese? Ora ipotizzo come modernizzare il concetto di “latte” ai tempi nostri…

La mia droga si chiama Julie. Qui ho avuto una bella illuminazione: non c’era solo De Palma ad imitare Hitchcock!!! Si parte da lontano, dai privilegi di ricchezza e stabilità, si prosegue per la progressiva perdita di tutto, in primis i soldi, e si arriva al concedere tutto all’amato, anche di farti ammazzare. C’è poi da dire che la cattiva di un’altro noir è una truffatrice, e il nostro ci casca addosso quasi due volte, anche se scopre la doppia identità…Ricorda un pò La donna che visse due volte? Ora, prima di De Palma, arriva Truffaut.

Non drammatizziamo…è solo questione di corna. Che casino all’inizio, con quel cortile pieno di gente, i fiori da colorare, un matrimonio che ti raccomando…Torna Antoine, ed è quasi stabile: ha sposato Christine, a breve avrà un figlio, ma trova il solito mestiere assurdo per mantenere la famiglia (e non parlatemi del primo, che anche di questi tempi….). Conosce una giapponesina, ed ecco che…L’ho già visto per il blog: “anche qui si nota la sua impronta, quasi simile a Effetto notte”, parole che giustificano una certa vergogna per i post passati, ma non conoscevo Antoine, non avevo voglia di farmi fuori un’intera filmografia…Possibile che non ci sia una coppia assolutamente stabile per François???

Con questo film spero di iniziare una lunghissim fase dedicata ai migliori registi per IMDB. Sono una cinquantina, ma credo di poter complicarmi la vita se vado in cerca dei voti di Mereghetti, ad esempio, e se includo nella lista coloro che hanno più titoli nella Top 2500 in proporzione alle intere filmografie. Fin tanto che durano i blog….

2 pensieri su “François Truffaut: da Tirate sul pianista (1960) a Non drammatizziamo…è solo questione di corna (1970)

  1. se un giorno incontrerò Dio (che, come si sa, frequenta poco i festival e i tappeti rossi dei galà) gli chiederò perché ha fatto morire Truffaut così giovane (negandogli la longevità di Wilder, Antonioni, Oliveira…)

    • Pure Eastwood, quasi della stessa classe, gli è sopravissuto, ed ha fatto filmoni, ergo, cosa poteva ancora fare Truffaut??? Oliveira è un caso a sè, non fa testo.

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