Clint Eastwood – Da Per un pugno di dollari (1964) a Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan (1973)

…Esclusi Le streghe, L’uomo dalla cravatta di cuoio, La ballata della città senza nome, Dove osano le aquile e Joe Kidd, che non ho avuto il piacere di registrare. C’è comunque da star allegri, se negli ultimi 3 anni son passati almeno 46 film del regista/attore.

Fino a un quarto d’ora dalla fine non sai chi è l’eroe, e neanche allora ne sei sicuro: pensi che lo sia solo perché è il protagonista ed è meno schifoso di tutti gli altri”

Nato a San Francisco nel 1930, alto 1.93 (c’è qualcuno che se lo chiede…).

Per un pugno di dollari (1425° in Top 2500). Lo spaghetti western inizia così: Eastwood voleva un pò di soldi, non poteva o aveva niente da fare in America, mentre Leone non potè mettere il suo nome al film, come Morricone, almeno inizialmente. Akira Kurosawa aveva fatto la voce grossa, visto che si ispira a La sfida del samurai, ma mi chiedo se I magnifici 7 ha avuto la stessa sorte. E chi ha pagato Dashiel Hammett, autore del romanzo che ha ispirato entrambi? Metteteci dentro anche i disaccordi tra Eastwood e Volontè, e l’opinione del regista sul primo, che non riporto. Sinceramente, a 5 anni dall’ultima volta che l’ho visto, me lo ricordavo un pò diverso, più commedia che western, visto che c’è un pò di Arlecchino nella sceneggiatura, ma sono bastate le botte del prefinale al protagonista per farmi cambiare idea. Siamo ormai strabituati alla violenza, cosa invece strana all’epoca, andiamo in cerca dell’originalità, del cult, della colonna sonora e dei primi piani. C’è dell’altro sicuramente, ma non riesco ancora a rendermene conto.

Per qualche dollaro in più (927°). Eastwood è la costante della trilogia, un uomo col cappello del quale non sappiamo il nome, se si esclude il soprannome Monco (addirittura c’è stata una disputa legale), ipotizziamo le volontà, ed apprezziamo i silenzi: “Non penso che tu debba spiegare ogni cosa”, diceva all’attore. Leone inizia a sconvolgere il cast, con Lee Van Cleef buono (“contano gli attori, non i personaggi”, diceva il regista) e Volontè, che iniziava così la carriera, cambia ruolo. Per me inizia a vedersi l’epica, specie ogni volta che si inquadra il colonnello Mortimer, momenti sottolineati da Morricone…forse è per questo che mi sono rimasti impressi. Inizio a prendere sul serio la trilogia…C’è comunque aria di commedia, specie nella conta finale dei soldi delle taglie.

Il buono, il matto, il cattivo (611°). Meno parole, ma si supera l’ispirazione western e si entra nel comico: Age e Scarpelli, allo script, pensavano a La grande guerra di Monicelli. Doveva esserci Volontè a fare il Brutto, mentre Eastwood qui è il Biondo. Prima del truel finale (in inglese, cosa complessa anche per la Teoria dei giochi, ripreso solo da Tarantino) c’è la scena del ponte e della Guerra di secessione, e se non amate la trilogia vi rifarete gli occhi e le orecchie, specie per le parole del personaggio di Aldo Giuffrè (pensate voi…). Questi tre film sono presi dal mio archivio, i film che conservo con poca cura, a quanto pare, visto che ho dovuto recuperare un’altra registrazione per vederlo, con i tagli della versione non restaurata. Se avessi più possibilità di spesa mi farei il dvd.

Impiccalo più in alto. La violenza: Leone è stato criticato, e vuoi che Clint non la riprenda in questo film? Il giustiziere, che avremo conosciuto più avanti, come caratteristica principale dell’attore, ha la sua vendetta da portare avanti, ma fino alla fine ha i suoi dubbi, e fa pure la sua bella figura, non dico da idealista, ma come persona dotata di un certo buonsenso. Eastwood qui inizia a produrre con la Malpaso, torrente vicino a Carmel, la sua città. Il suo significato? Passo falso.

Gli avvoltoi hanno fame. E siamo a cinque western con Eastwood, genere che, fino a cinque minuti dall’inizio de I guerrieri, volevo fosse oggetto di un unico post, come il poliziesco. Clint aveva aveva affidato la regia ad un certo Don Siegel, conosciuto due anni prima, e questo dirige anche una Shirley MacLaine (che odiava entrambi ed era al posto di Elizabeth Taylor, la quale propose il film all’attore) che ruba la scena al protagonista, non fosse altro per un altro western/commedia, tono che telefona la vera identità della suora. Diciamo pure che basta una visione sola.

I guerrieri. Terzo film senza classificazione in Top 2500, ma Mereghetti sottolinea gli appassionanti 40 minuti finali. Quanta fatica però, anche se c’è Donald Sutherland (molti problemi per lui durante le riprese), un hippie fuori posto se non fosse per l’anno di uscita, il ’70. Tratto da una storia vera (196 milioni però, non 16), poteva essere diretto da Siegel.

Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo (1125°). Uno dei tre film che Eastwood ha interpretato nel ’71. Clint torna a casa, San Francisco, e torna all’iperviolenza (scusate la citazione da Arancia meccanica). I toni sono accesi, anzi, quasi grotteschi, roba da ironizzarci su (e sarebbe da vederlo con questo mood, verrebbe fuori un’altro post) se non fosse che diventa icona, mito, o si fa perlomeno ricordare così per un bel pezzo, anche se Siegel, secondo Mereghetti, non ha approfondito il personaggio. E’ uno dei film che ho visto appena prima di aprire il blog, ma quella volta le visioni del ciclo sono state molto più faticose.

La notte brava del soldato Jonathan (1264°). Secondo film con Siegel nel ’71. Credevo fosse un western, poi un film sulla guerra di Secessione, ed infine la sorpresa. Mereghetti lo descrive come commedia nera, pure un pò erotica direi, ma è il film dove Eastwood, con un personaggio almeno ipocrita, fa la figura e la fine peggiori di sempre (e la Universal non era nemmeno d’accordo). Aggiungeteci pure un pò di sperimentazioni del regista ed avrete il miglior film visto fino a qualche giorno fa, escludendo la trilogia.

Brivido nella notte. Prima attore, poi produttore, infine regista, ad iniziare da questo film. Mereghetti dice che ha interpretato un misogino (direi pure di no, visto il rapporto con l’altra donna), sul Castoro si parla di un supereroe con l’immagine incrinata davanti allo stalking di Evelyn, davanti alla quale non riesce a far più di tanto, non riesce a non essere ipocrita. Faticoso da guardare, e qualcuno sottolinea l’improvvida scena al Monterey festival, che dimostra per la prima volta l’amore di Clint per il jazz.

Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan…Toh, non c’è nella classificona, anche se per buona parte del film definirei la regia come solida, e la sceneggiatura di Cimino e Milius fa una porca figura. La giustizia, altro argomento da considerare quando si guarda Eastwood, si applica addirittura ai vigilantes, quindi si eleva al quadrato. Eastwood si prende l’epiteto “fascista” della maggioranza silenziosa nixoniana, anche se consiglio vivamente di vedere Callaghan, come scritto sopra, con tono grottesco, magari ci  si divertite.

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