Spartacus

L’ho affrontato con gli stessi dubbi che mi hanno portato a registrarlo: che c’entra Kubrick con un film epico? Immaginavo ci fossero i romani, e ricordavo Kirk Douglas, ma non era troppo presto per darsi ai kolossal? 32 anni, del resto, 15 milioni di budget, 10000 comparse, farebbero paura anche a Peter Jackson. Peccato che ne sia uscito un film che il Ghezzi tralascia volentieri, se non fosse per il rapporto tra K. “controllo totale” e la sceneggiatura, comunque contento per il Technicolor.

E’ un film drammatico del 1960, Action con sottogenere Adventure/Biography/History per gli americani. 786° in Top 2500. Pare che Mereghetti non l’apprezzi più degli altri…

Ho aperto la prima biografia, quasi una settimana fa, e c’erano queste parole di Douglas:

Kubrick è una merda di talento

Almeno Ghezzi parte da 2001, un pò di decoro per piacere.

K. e Harris, fraterno produttore, erano già impegnati su Lolita, e il regista aveva approcciato Marlon Brando con risultati disastrosi. Che ci faceva lì? Parto dall’inizio.

A Kirk Douglas fu presentato Spartacus, un romanzo scritto da Howard Fast, un comunista che vide dentro la biografia una metafora marxista. L’attore si impegnò tantissimo, e chiamò Dalton Trumbo, nella lista nera di Hollywood, uno troppo a sinistra, comunque antagonista a chi aveva fatto quel romanzo, con i normali sotterfugi e stratagemmi per gli pseudonimi, scoperti eppure dimenticati in fretta. Douglas coinvolse Charles Laughton, Laurence Olivier, Peter Ustinov e Tony Curtis. Ne sarebbe venuto fuori un filmone, roba da cast perfetto, ma c’erano dei problemi con The gladiators, altra storia su Spartacus, contemporaneo alla produzione, e il regista, Anthony Mann, venne cacciato, non si sa se per colpa dell’attore/produttore o della Universal. Tutto era già ben avviato, con l’enorme lavoro di Saul Bass, poi titolista di Scorsese tra l’altro, quindi arrivò K., che non potè impegnarsi più di tanto, visto che la produzione era in corso. Cosa ci mise di suo?

Aveva sempre in testa due cose: un “degno successore di Orizzonti di gloria nella sua visione antiromantica della guerra”, e anche, per qualcuno, “l’amore per i generali, che hanno i dialoghi più interessanti e offrono migliori performance”. Il regista avviò l’uso smodato della pellicola, cosa odiata dagli studios ma che sarebbe diventata norma in seguito. Ci mise dentro uno di quei capricci che potrebbero sconvolgere una produzione: la sequenza dello scontro fu organizzata nei teatri di posa, ma, poco prima del ciak, decise di rifarla “fuori”. Tutti allibiti, e venivano spesi altri soldi e i tempi si allungavano. In compenso, in qualche parte del film, è stato capace di utilizzare 30 macchine da presa. I ritmi comunque erano paurosi, gli stuntman provati e la sceneggiatura veniva scritta un pezzo per volta, comunque mai negli standard di K. Non era mai ben disposto, venne giudicato un enigma, un solitario, sputasentenze e comunque geniale. Si voleva accollare la sceneggiatura: “la brama di Stanley di usare Dalton faceva ribrezzo” (fu JFK a riabilitarlo, con una recensione del film)…E la fotografia? Vi lascio immaginare…A questo si possono aggiungere il suo rapporto poco prolifico (o collaborativo?) con gli attori e l’antagonismo tra Olivier e Laughton da una parte e Douglas dall’altra.

Il finale venne riscritto, come voluto da K, che lo suggerì a Douglas. Un primo montaggio portò al rigirare alcune scene, ma K. era già con la testa su Lolita, quindi venne incaricato qualcun’altro, e comunque con l’aiuto del regista, che inoltre si spese per il sonoro.

Passarono 3 anni dall’ideazione al completamento…

 

 

 

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