2001: Odissea nello spazio

Ho preso una piccola pausa da Kubrick, un giorno in cui riflettere e magari anche vederlo, giustamente. Potevo andare avanti così, a leggere anche il romanzo, ma per tutta la durata ho pensato: che figurone farebbe col dvd originale, e non registrato da IRIS, che qualche scrupolo se l’è fatto, l’ultima volta che l’ha mandato??? A parte qualche immagine estemporanea del Mulino bianco tutta la visione è stata un atto di giustizia: da una parte le fondamenta moderne per un genere, dall’altra i minuti finali, che anche questa volta non mi sono goduto, dato che il viaggio me lo sono fatto nelle biografie su Kubrick. Potrei tirarvi fuori anche Ghezzi, ma mi sa che ha speso troppe parole, a tratti incomprensibili per i non eletti. Da lì però posso trarre almeno 2 citazioni del regista:

E’ sotto gli occhi di tutti che tutta la tecnologia umana sia nata dalla scoperta dell’utensile-arma. Non c’è dubbio che ci sia una profonda relazione emozionale fra l’uomo e le sue macchine-armi, che sono i suoi figli. La macchina sta cominciando a imporsi in un modo molto profondo, anche suscitando sentimenti di affetto e di ossessione.

Il nostro amore per gli strumenti e le armi, siano un’automobile o una pistola, è innegabile. C’è un rapporto molto profondo tra noi e loro. C’è un estetica della macchina, come un erotismo della macchina. (…) L’uomo, in un futuro molto tecnologizzato, dovrà giungere a una maggiore disciplina e controllo di sé. Inversamente, la macchina, per comunicare con l’uomo e allargare il suo orizzonte, deve diventare più umana.

Se non pensate che sia stato il film del regista, potete mangiarvi questo primo trivia: Alexander Walker, biografo e confidente di K., lo fa incaxxare per bene quando, nel ’57, gli si accenna all’eventualità di un suo film sullo spazio. Ancora: lui e Arthur C. Clarke pensavano di aver visto un UFO su New York, e ciò poteva interrompere i loro progetti; la vicinissima eventuale scoperta di vita su Marte è anch’essa fonte di demoralizzazione, ma una delle fonti afferma che fosse uno scherzo con le assicurazioni. Era comunque importante per lui, ossessionato in quel momento dal genere fantascienza, quano pensava ad un “buon film” sull’esistenza di extraterrestri intelligenti a contatto con la Terra. Si combinò con Arthur C. Clarke, appassionato anche lui, con molta immaginazione (pur partendo dal rango di scrittore mediocre…l’altra bio), ma anche con basi scientifiche e diffidente verso Hollywood. Vennero presi in considerazione due racconti, Childhood’s end e The sentinel, ma il modus operandi poteva essere quello di un documentario mitologico, con un prologo, una voce narrante, diviso in due parti, “siamo posseduti” e “gli uomini sono dei”, e con un finale drammatico per il pianeta Terra.

K. non voleva un copione, ma con Clarke, soprannominato Ego, si combinò per un romanzo, da far uscire in concomitanza con il film, scritti entrambi quasi a due mani (il regista avrebbe ricevuto una percentuale dei proventi di qualsiasi romanzo-sequel). Lo scrittore faticò non poco col regista, che voleva anche proteggere il film, e alla fine ne venne fuori un compendio a ciò che sembra inspiegabile nel film, mentre K tagliò le spiegazioni di Clarke,. Il regista infatti lo modificò in esperienza visiva e uditiva (in effetti non c’è niente di più disturbante dei primi minuti a schermo nero), e la critica ci andò giù piuttosto dura alla sua uscita proprio per questo. Vennero usate le menti più fervide, una fabbrica d’idee che doveva unirsi al migliore reparto di effetti speciali mai visto (10 consulenti nei credits), con ripensamenti e riutilizzi premiati infine con l’Oscar (per la sola centrifuga si spesero 750.000 dollari); vennero coinvolte la Nasa, la IBM, la Boeing, queste le più famose; finalmente K. si servì di un direttore della fotografia, qualcosa di inconcepibile per lui fino a quel momento. Non si voleva però dare forma agli extraterrestri, a parte il monolito, ed il finale era indefinito; si pensava alla storia di due astronauti e di un computer, a parte le premesse. La Mgm ci mise 6 milioni di dollari (10,5 alla fine), K. si trasferì in Inghilterra, dove si sentiva più libero, ed intanto si vide o fece vedere tutti i film di fantascienza, oltre a leggere tutti i libri stampati fino ad allora.

Gli attori non erano tanto importanti, ma entrambi sognavano o immaginavano di lavorare con lui; i dialoghi erano allo stesso livello, tanto che ne vennero tagliati anche alcuni con HAL che avrebbero chiarito la trama. Musica, musica, musica: si utilizzò per altri scopi quella classica, poi si incaricò un compositore, rovinato pure fisicamente, che alla fine toccò sentire ciò che conosciamo. Comunque K. impegnò gli attori con innumerevoli ciak, nella discussione dei loro personaggi, mentre la crew non lo amava tantissimo, era sotto pressione, pur avendone ispirato i componenti per il futuro (mentre altri volevano scappare dal set), pur impegnandosi personalmente per le riprese più faticose. Anche la scena dell’osso, per Clarke “il più lungo flashforward della storia del cinema: tre milioni di anni”, fu girata personalmente dal regista. K. rimase al montaggio fino all’ultimo momento, anche nel viaggio che l’avrebbe riportato in America, e ciò rivela l’importanza che 2001 aveva per il regista.

Divenne comunque fenomeno culturale e di costume (frainteso dai figli dei fiori, che solevano andare a vederlo “fumati”), rivoluzionò l’approccio verso la fantascienza (Ghezzi lo inserisce qui per esclusione, non per appartenenza stretta, vista l’assenza degli alieni come li conosciamo) e interessò la gente al futuro. Per G. inoltre fece tornare il cinema alle origini, uno spettacolo dei sensi aiutato dall’assenza dei dialoghi.

Il concetto di Dio sta nel cuore di 2001, ma non quello delle immagini tradizionali e antropomorfiche di Dio. Non credo in nessuna delle religioni monoteistiche terrestri, ma son sicuro che si potrebbe costruire un’affascinante e interessante definizione “scientifica” di Dio, se si accetta il fatto che ci sono circa 100 miliardi di stelle nella sola nostra galassia, che ogni stella può essere un Sole che dà vita e che esistono circa 100 miliardi di galassie nel solo universo visibile. Le qualità che potrebbero avere entità extraterrestri sviluppate fino all’incorporeità sono molto simili a quelle che si usa attribuire a Dio. In ciò mi ha affascinato il soggetto.

Terry Southern, con cui aveva collaborato a Dottor Stranamore, scrisse queste parole: “aveva realizzato venti film-Tutti sulle tre cose che nessuno riesce a capire…la morte…l’infinito…l’origine del tempo”.

 

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