Fratelli Coen – Quasi tutti i film

Mesi fa, forse addirittura un anno fa, avevo promesso a CineBlaBla un ciclo dedicato a Joel e Ethan Coen, e la tv mi ha aiutato: se per Billy Wilder o Clint Eastwood c’ho messo anni per raccogliere la massima quantità di roba da vedere, per i Coen c’è un bel rapporto con la scatola sottile; hanno proposto quasi tutti i film, a parte un paio dei 15 film da loro finora diretti e sceneggiati. Arizona junior devo ancora vederlo, mentre Barton Fink ce l’avevo già mesi fa, ma non l’ho conservato, quindi non fa parte di questo ciclo; Fargo invece è stato oggetto di una ribellione del collegamento scart, mentre Il grande Lebowski è incomprensibilmente assente da dvd, registrati dall’analogico o originali, e dall’hard disk, rivelando una certa imperfezione della mia raccolta, ed è un eufemismo. A peggiorare le cose ci sono i due libri che ho trovato in biblioteca e su Amazon, fermi a prima degli anni ’00, quindi non tirerò fuori teorie o trivia biografici, ma con IMDB riuscirò comunque a tirar fuori qualcosa di curioso.

Blood simple – Sangue facile. Un noir, genere che si presenta spesso nella filmografia dei registi, con la famosa digressione comica. C’è già Frances McDormand, ed è una fonte eccezionale di continuità, forse perché già sposa di Joel. Io l’avevo quasi osannato dopo la precedente visione, ma il mood del periodo è fonte di sorprese, perché almeno nell’ultima settimana sono riuscito a trovare cose che prima non vedevo. Il sangue è a fiotti, certo, ma è la storia torbida tra barista e moglie del capo a muovere tutto. Gli autori si prendevano ancora troppo sul serio, perché non c’è assolutamente nessun segno di commedia, forse per rendere perfetto l’esordio. Potevano prendere una strada diversa?

Crocevia della morte. Chissà se l’ho già visto…Magari attratto dai criminali, forse da Gabriel Byrne, mah…Nei primi minuti, forse a causa dell’inizio di giornata, ho fatto fatica a seguire la trama: troppi personaggi, troppi riferimenti. Piano piano la matassa si sbroglia, e ti accorgi anche che il film ha un ritmo invidiabile, pieno di trovate che non troveresti altrove. Quanto c’è della commedia? La sfiga che perseguita il protagonista, primo e prima tirapiedi di un boss, poi dell’altro, quasi uno Straniero di Leone, e i primi minuti non possono che rimandarci a Il padrino. Inoltre c’è una sparatoria che pone come punto fermo il rapporto dei registi con l’improbabile, l’assurdo, una mitragliata che ti fa solo ridere, con un fuggitivo agilissimo, Albert Finney come non l’avete mai visto, fino al parossisimo. C’è Marcia Gay Harden, giovane e piuttosto splendida, e non so se è la prima volta di John Turturro.

Mister Hula Hoop. Sarà il vincitore della mia selezione? E’ ancora presto per dirlo, ma io ce l’avevo nel cuore da tempo, forse da una domenica pomeriggio di un secolo fa. I Coen si prendono Capra, la sua stessa epoca, e lo stravolgono con un’azienda che sa tanto di attualità. C’è dell’assurdo anche qui, non dubitate, dal grattacielo dal quale per scendere ci metti eterni secondi alla gerarchia, dal marketing oggetto di satira alla faccia di Paul Newman nel finale, bloccato con dei denti improbabili (un termine che qui non mi stuferò di usare, a meno che non trovi dei sinonimi). E Tim Robbins? Perfetta faccia da americano, da sogno, che per un inganno si scopre depresso. Ci vorrà un espediente fantastico per risollevarne le sorti, di quelli che ogni tanto trovano i Coen.

Fratello, dove sei? Già, dei bei salti, ma non credevo mancassero all’appello Fargo e Lebowski. La frustrazione si è pacificata con la colonna sonora, mai presa in considerazione fino ad ora. E no, non parlo delle sirene, e nemmeno del south country, ma di tutto ciò che circonda questo viaggio di Ulisse. Siamo negli anni della Depressione, e loro ci mettono pure Robert Johnson, un richiamo che riesco a capire perché sò della Top 500 di Rolling Stone, altrimenti vi perdete la magia di vederselo ad un incrocio dopo aver venduto l’anima al diavolo per suonare da dio. La trilogia degli idioti è George Clooney, nessun altro, ed è tutto dire, ma la trama ha delle trovate che vanno oltre il sorriso, tipo l’incendio nel fienile, o il finale, quando per non parlare del KKK…Io l’adorerei volentieri, anche se non so quasi niente di Omero.

L’uomo che non c’era. Potrei fermarmi qui, perché è il più sottovalutato del ciclo, dal sottoscritto ma anche dal pubblico. Come non parlare la semplice faccia inespressiva di Thornton? Un noir, ma i nostri hanno inserito quell’ironia giusta per tralasciare la vedova con gli occhi sbarrati, fin da tempi non sospetti, che parla di Ufo, e il protagonista soprassiede, quasi fossero chiacchiere da barbiere. E la giovincella Scarlett Johannson? E’ lei il motore della poesia, con le sue dita su Beethoven? Non direi, perché nei momenti finali sono rimasto sconvolto, irriso e incapace di non ridere. La fotografia è eccezionale, un bianco e nero che darebbe molte lezioni, ma la trama, la fine del protagonista è frutto di quell’improbabilità che non regna neanche nei noir più celebrati.

Prima ti sposo, poi ti rovino. Non so, ma le mie capacità cognitive sono al massimo, e posso andare oltre la fantasmagorica Catherine Zeta-Jones. Mi ero innamorato di lei già con Alta fedeltà, ma qui mi sposerei pure io con lei. E’ una bastarda, ma questo non mi ferma. E’ sofisticata nel peggior dei modi, ma io vado oltre. George Clooney la invidia, la esalta, la invidia e poi la sposa. Coppia perfetta, non c’è altro da dire, ma io l’ho addocchiata ancora prima di lui, anche se non sapevo di Gassman che se la trova tra le mani, in una partecipazione forse nemmeno accreditata. E i registi? Ci si diverte, ma non è Fratello, dove sei?, c’è un legame stretto con l’avvocatura, e non si può sgarrare, se non fosse per i denti del protagonista e per quel socio anziano…

Ladykillers. Si torna nel sud, ma si becca una vecchietta che fino all’ultimo momento speri li riesca a beccare, speri non sia considerata al di là degli anni, speri che quella religiosità…Si, perché non riesci a tifare per la banda, c’è un Tom Hanks insolito (a parte i capelli, che nell’ultimo periodo…), e una serie di criminali che te li raccomando. Non è proprio il nero, non è il generale cinese, e non è neanche l’esperto di esplosivi; il tonto fa una porca figura nel finale, ma a tutti non è stato dato quell’approfondimento che meritavano. E’ sempre stato sottovalutato, e devo dire che sono d’accordo, non è il migliore dei fratelli, ma qualche risatina ti scappa, specie per la sorte di tutta la banda, in un crescendo che vede la vecchietta dormire. Il sud Stati uniti sono ambientazione perfetta, l’adattamento dei personaggi ci starebbe, ma è l’insieme che non va.

Non è un paese per vecchi. Un film drammatico? Naaa, un western moderno? Forse. Un’altro film decadente? E’ solo ambientato nell’80…E’ una continua battaglia contro il disincanto dello sceriffo, la furbizia di chi trova i milioni di dollari e l’inevitabilità del killer, uno che viene giustamente paragonato alla Peste nera. Il massacro finale è stato tagliato, forse inutile, forse troppo sangue, forse in sceneggiatura, forse in montaggio, chissà. C’è un sacco di roba che me l’ha fatto rivedere in un lasso di tempo eccezionale, ma ne valeva la pena. Tre o quattro Oscar, giusto per gradire, ma c’ha quei due dietro, dei riconoscimenti che andavano dati, anche se qualcuno li aveva già dati magari alla carriera.

Burn after reading – A prova di spia. Nel casino che un film del genere può ritrarre, dove anche la Cia non ci capisce una mazza, viene esaltata la stupidità, nient’altro. Clooney è credibilissimo nel finale, ma tutto ciò che fa non fa pensare al grande attore che è, specie dopo la morte del personaggio dell’amico Brad Pitt. E’ una continua fuga in avanti, dove l’improbabilità è innestata dalla stupidità, nient’altro. Ma poi, chi ha portato il cd in palestra? Ed è proprio importante saperlo? Ridi, ma sapendo che c’è qualcuno meno stupido di te in giro…

A serious man. Il principio dell’indeterminazione è importante? La sfiga di un uomo può finire? E’ improbabile non ridere di qualsiasi cosa che ad elencarla non riesci nemmeno a ragionare? E’ anche un’immersione nel mondo ebreo, dei ritratti di rabbini che solo Allen poteva fornire…e se fosse stato lui dietro alla cinepresa? Con quale trovata ci avrebbe fatto ridere? Anche qui incomprensione del pubblico, ma forse è colpa del gatto…

Il Grinta. Un film che finalmente avevo visto una sola volta, per giunta al cinema…sono stato abbastanza bravo? I nostri si immergono nel western, ed è un remake che viene sovrastato solo dall’interpretazione di Jeff Bridges, immenso, che si può permettere di gigioneggiare, quindi da odiare, ma che si confronta con una ragazzina che dire cocciuta è poco, con la lingua e il cervello di un adulto; diciamo che solo lui poteva farlo, o pochi altri. C’è un pò di epica, naturalmente, e quell’albero con le bare non può che richiamare Gli spietati, e i momenti precedenti ricordano la fine del Far West, fenomeno da circo già all’inizio del 20° secolo. Ora a cosa di concederanno i Coen? Un biopic a quanto pare…

Nel seguente sondaggione ci sono due film in più, e la possibilità di votarne tre.

2 pensieri su “Fratelli Coen – Quasi tutti i film

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