Woody Allen – Parte II

Qui le cose si sono prolungate, ma credo di riuscire a dedicare una settimana intera ad Allen…questa volta ce la dovrei fare, e quella biografia, quel Castoro si fermano poco oltre gli anni ’90, quindi sarà una settimana di dedizione assoluta al newyorkese.

Amore e guerra.

Se voi inserite le parole “amare è soffrire”, il primo risultato dovrebbe essere proprio la scena di cui sopra….sempre se Youtube non si adatti a noi cinofili. E’ un trattato, nient’altro che dissertazioni divertenti su amore, morte, cibo e sesso. Il titolo originale doveva comprendere almeno una parola di queste parole, ma c’è pure il cinema russo, Spinoza, un tipo con gli occhiali e Napoleone. Un genio si vede anche così, nessuna paura di mescolare alto e profano, ma è la fine di un ciclo, perché già col successivo si prende un pò più sul serio.

Io e Annie è in Top 100, fin dagli esordi di A Gegio film, quindi salto a…No, non Interiors, perché non mi pare l’abbiano mai dato negli ultimi tre anni in tv (anche se ho scoperto che diverse filmografie sono facilmente colmabili senza Emule e simili).

Manhattan

Era proprio questo il film, l’inizio (e il finale), una dichiarazione di amore che prima ti fà scoprire George Gershwin, poi vuoi andarci, conoscere Mariel Hemingway, magari anche Diane Keaton, ed infine quella scena sul divano, che senz’altro ti ha portato a Jupiter di Mozart. Ulteriore trasgressione del regista/attore, il bianco e nero che ci sta proprio bene, ed un epilogo che normalizza il problematico, solito personaggio di Allen. Che poi, New York non è solo fatta di pseudointellettuali…

Stardust memories.

No, non è neanche un esempio del film, solo una digressione sul tormentone, per alcuni registi, dell’Otto e mezzo di Fellini. Questa volta tocca ad Allen, e ci mette il comico, il tragico, il problematico, il pubblico caciarone e i mesterianti e professionisti non sempre in buona luce. Rollins, mi pare, si è risentito per una specie di ritratto poco lusinghiero, ma Allen ha rifiutato totalmente la parte biografica più attuale all’epoca (i produttori, è scritto nella bio, hanno fatto un accordo con lui solo verbale, anzi, con una sola stretta di mano, e il nostro li omaggia comunque, anche se non mettono più i soldi per i suoi film da tantissimo tempo), anche se ci sono i suoi numeri di magia, ad esempio, e vuoi che qualcosina non ce l’abbia messa, dopo, ad esempio, il cancan per Io e Annie. I sogni, ve li immaginate i sogni del film di Fellini rivoluzionati da Allen??? Direi che potrebbe salvarsi dalla cancellazione dall’hard disk, del resto solo noi europei l’abbiamo apprezzato a dovere.

Una commedia sexy in una notte di mezza estate.

Troppo presto per giudicarlo, troppo poco anche inserire questa scena a tradimento, quasi avessi capito tutto l’impianto del film: Monet, Shakespeare, Bergman, come poter apprezzare tutto questo senza una formazione classica? Era uno dei film che volevo vedere al più presto, sapete, di quelle lacune che dovevo colmare, ma si è rivelato anche un pochettino divertente, non il massimo, visti gli effetti speciali, vista la moderazione su sesso e amore, ma vorrei recuperare la scena di dialogo a sei (o otto?) persone, che questa volta mi sono lasciato sfuggire.

Zelig.

Che cos’è? No, non c’entra il cabaret televisivo, anche se tutti sono finiti come il personaggio analizzato, documentato e immaginato da Allen. Una volta, ricordo, dei conoscenti mi hanno paragonato a lui, quando ad ogni compagnia cercavo di assimilarmi, di rendermi più che partecipe di ciò che riuscivo a vedere…Date dello Zelig ad uno, vedremo se ha abbastanza testa da capire che tipo di insulto è mai quello, se è sofisticato o legato alle risate. L’omologazione vs. l’essere se stessi, tramite l’amore di una sola persona, è l’eterno dilemma, ma Allen ce lo spiega con digressioni veramente alte, si arriva fino a Hitler, ma si parte dai gadget più dimenticabili, per dirne un paio, ed una tecnica che serve ricordare: Gordon Willis, fotografo che non serve nemmeno citare, ha fatto un lavoro enorme, con tutte quelle fonti e quei formati, e neanche il montaggio scherza, una Susan E. Morse che dovrebbe aver accompagnato il nostro anche nei film successivi.

In Top 2500:

  • Amore e guerra 2308°
  • Manhattan 303°
  • Stardust memories 1992°
  • Zelig 543°

 

5 pensieri su “Woody Allen – Parte II

    • E’ sempre difficile tralasciare qualcosa del vecchio Allen, infatti sceglierei Stardust memories perchè gli altri li ho già in archivio.

  1. Io ho votato Zelig, un film riuscito e originale! E' uno film dove anche le parti comiche si alternano bene a quelle serie. E infatti Allen è contento del suo film del 1983.
    Stardust Memories non l'ho visto ma se non sbaglio è uno dei film poco apprezzati dalla critica….
    Manhattan non mi ha mai preso più di tanto, a parte l'inizio e la fine….bella fotografia e colonna sonora ma il film è un pò statico.
    Ciao!

    • Anch’io voterei per Zelig, se non avessi visto Stardust memories. Vediamo come si comportano entrambi ai voti che ricomincerò a dare.

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