Alfred Hitchcock – Parte III

Ieri, giornata di riposo dal lavoro, mi sono dedicato anima e corpo a Hitchcock, con la biografia e con i film. Naturalmente i passi falsi erano dietro l’angolo, e il file di Prigionieri dell’oceano conteneva un indefinito Bastogne, mentre Nodo alla gola è tagliato all’inizio, cosa che mi ha quasi fatto desistere dal vederlo. Il prigioniero di Amsterdam invece è una lacuna che devo colmare al più presto, vista la produzione e la scrittura del film, al passo con ciò che avveniva prima della 2a guerra mondiale. Poi sarebbe venuto L’ombra del dubbio, e non immaginate quanto di suo c’abbia messo Hitchcock, lontano dall’Inghilterra bombardata, dalla madre e dagli altri parenti morti. C’è tanto di lui, ed io l’ho liquidato in fretta…

Io ti salverò. Quanta bellezza, quanta ingenuità…La comunque bella Ingrid Bergman nel primo film del regista, forse all’avanguardia nel ’45, ma ora piuttosto antiquato. E non solo parlo dell’evoluzione della psichiatria, piuttosto dell’esplicazione delle teorie psicanalitiche del buon Freud. Ci sono andato a nozze decenni fa, forse, ma ora i miei problemi superano il buon viennese, e non basta una sciata (si, si, ho scritto sciata) per risolvere i nostri problemi. L’unica cosa degna di nota, lo sapete, è il sogno dell’uomo della psichiatra, ideato da Salvador Dalì, altrimenti è effetti speciali, di ottima fattura, lo ammetto, ed altri che col tempo diventano peggiori dei primi tentativi di Melies.

Notorious – L’amante perduta. E’ il film che probabilmente salverò, è quello che neanche dovevo vedere, visto che l’operazione Cast perfetti si annullerà con la nuova classifica degli attori, quindi dell’incontro dei migliori in un solo set. Hitch amava silenziosamente Ingrid Bergman, ma il legame che c’era tra loro nelle riprese si manifesta apertamente nella dedica, nell’impero, nell’esclusività delle scene che il regista dedica a lei, diventata musa anche per me. E non c’entra niente questa scena…

…c’è molto altro che supera l’amore del suo personaggio diviso tra due persone, tra obblighi morali e piacere. Una Bergman così non l’avevo ancora vista, e la trama non è affatto banale, visto che si vociferava che Hitch avesse anticipato l’uso dell’uranio nel nucleare, o comunque il suo valore negli scenari di allora. A parte questo ci sono i nazisti appena finita la guerra, un agente FBI tosto e, ci torno volentieri, perché l’avrei amata anche così, una Ingrid ubriaca e seminuda (secondo i parametri del tempo). E Selznick dov’era???

Il caso Paradine. Eccolo, qui rientra il produttore più grande del periodo. Hitch non partecipava emotivamente, era come al solito solo il braccio dell’operazione, e si vede tutto. Il mio coinvolgimento si fermava spesso, distratto com’ero dalla disinstallazione di troppe app nel cellulare. E’ un melodramma, è un film processuale, e la figura pessima dell’avvocato, con la moglie comunque quasi al suo fianco, con Charles Laughton in disparte, da giudice, non salva assolutamente questo non film del regista, disinteressato com’era, coinvolto da altri affari e dall’allontanamento da Selznick, tra USA e Inghilterra.

Nodo alla gola. Una sfida, una scelta di rapidità e risparmio contrastata solo dalla macchinosità del set e della cinepresa: 8 rulli di 10 minuti, dei piani sequenza difficili per i mobili, la gru, i punti fermi, i mobili spostati, le luci e lo skyline di New York, tutto in silenzio. Però ciò non salva la trama e i personaggi. La parte centrale è odiosa, quella del party, ma subito dopo c’è un crescendo, a partire da James Stewart che accende la luce sopra il pianoforte, che fa dimenticare tutto il resto. Più un film con lui, non diretto dall’altro? L’anno scorso mi sono fatto fuori diversi film con l’attore, ma il suo ruolo qui è tra i migliori che ho visto. La trama invece subisce l’influsso delle teorie niciane e della loro influenza sul nazismo, mentre il manifesto legame tra i due giovani è taciuto, sottinteso o nascosto. Ci sarà senz’altro un remake da qualche parte, lo scommetto.

Paura in palcoscenico. Ho scoperto da pochi minuti che Marlene Dietrich non faceva solo l’attrice nel set, che Steinberg gli aveva insegnato moltissimo, e non si dedicava solo ai suoi costumi. E’ la parte più interessante delle pagine sul film, perché il doppio, l’assassino incompreso e l’attrice che recita anche nella parte, non mi interessa granché. C’è aria di commedia, il regista ci fa ridere anche per il piccolo ruolo affidato alla figlia, con un nome che è tutto un programma, Chubby Bannister, ma spero che la sua produzione inglese, alternata, come voleva in quel periodo, a quella americana, forse non merita tanto interesse. Aveva infatti iniziato a prodursi i film, dopo aver rifiutato un’altro contratto con Selznick, ma inizialmente non ha avuto molta fortuna, o almeno il mio favore.

In Top 2500:

  • Io ti salverò: 2337°
  • Notorious – L’amante perduta: 148°
  • Nodo alla gola: 723°

3 pensieri su “Alfred Hitchcock – Parte III

  1. mi faccio una domanda e mi do la risposta: COSA INDICA DORIS DAY nel fotogramma in alto?
    rispondo: la canna di un'arma sporge da una tenda e tra poco farà BUM

  2. Non sono sicuro di aver capito bene la meccanica del quiz sull'immagine in testa, in ogni caso rispondo lo stesso ;-)

    L'uomo che sapeva troppo, 1956, di Alfred Hitchcock, come si evince da Doris Day e Jimmy Steward alla Royal Albert Hall.

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