Robert Redford – Parte III

C’ho una sua biografia, magari la leggerò…Considerate pure il fatto che dalla fine dei ’70, e per gli anni successivi, Redford era occupato anche col Sundance Film festival.

Pericolosamente insieme. Se qualcuno avesse dei dubbi sugli anni ’80, li prego di vedersi Pericolosamente insieme. Bob comincia ad invecchiare, ma lo fa in quel decennio, ed io, a corto di film, senza dare nessuna occhiata a cos’altro ha fatto, direi che l’ha fatto solo per soldi. Come si spiega una commedia procedurale con annesse opere d’arte e Daryl Hannah? Non c’è neanche l’ombra di cosa ha combinato nel decennio scorso, e a riprova del fatto che ha pensato ad altro, posso ricordare che nell’86 è stato sotto Sydney Pollack, il solito regista al quale si lega ogni attore per una vita, e se andava in Africa….Si, sono andato su Filmtv.it, ed ho dato una letta. Lo scorso post ho scritto de Il migliore, ma è solo la punta dell’iceberg di un decennio piuttosto confuso, o perlomeno causa a noi lo stesso effetto.

Da qui in poi si perdono titoli, quindi sarebbe buona cosa, prima di iniziare un ciclo, controllare di avere realmente i film…Proposta indecente: sicuramente non tra i film da vedere assolutamente, ma vederselo a pagamento su Infinity è insieme una botta di culo e qualcosa da non sopportare; mi fai pagare 1,99 euro un film del ’93?!!?!?!

Qualcosa di personale. Ne ho interrotto la visione a metà. Imbarazzo, e tanto, anche se Redford rifà il solito ex impegnato, e la Pfeiffer poteva essere carina, ma non con tutto quell’ambaradan degli anni ’90, da odiare perché Internet non era di dominio troppo pubblico e ci si informava anche con fonti improbabili.

  1. Pericolosamente insieme
  2. Qualcosa di personale

Spy game. L’altro clichè dell’attore in questione è la spy story, e me ne dispiaccio abbastanza, quasi fosse sempre quello di Tutti gli uomini del presidente o de I tre giorni del Condor. La star del caso è Brad Pitt, che sfoggia i soliti capelli nella Berlino divisa, poi a Beirut, ma prima ancora in Vietnam. Viene assoldato come spia, da Redford, che fa il vecchio anche negli anni ’70, con le rughe del caso che vengono sottaciute come i computer nella Beirut dei primi anni ’80: tutta colpa di Tony Scott…Si, mi sono ricordato che c’era lui alla regia dopo pochi secondi, non per i titoli di testa ma per l’inquadratura. Stranamente è diventato il miglior film del regista, meglio di Nemico pubblico, e ci aggiungo che finalmente ha un senso nella trama, non è solo mappe, sotterfugi, flashback e superiori ingannati per uno scopo nobile: io l’ho sempre guardato per distrarmi, ma evidentemente non c’ho capito MAI una mazza. Redford se la cava anche qui, una spia che inganna superiori e colleghi dall’interno della Cia, ed è una cosa carinissima.

  1. Spy game
  2. Pericolosamente insieme
  3. Qualcosa di personale

Il vento del perdono. Ecco il film che ti fa ricordare che Redford è impegnato per il Sundance. Non brutto, ma sceneggiato malissimo, diretto senza troppo mestiere da Lasse Hallstrom, con tantissima fretta aggiungo. L’attore principale si rinnova, e se non l’aveva fatto prima, c’è da dire che qui è burbero, capelli corti, barba di due giorni (costantemente) e che improvvisamente cambia rapporto con nuora e nipote, senza tanti patemi, senza tanti ripensamenti, senza tante giustificazioni di trama. Sarà pure un film da Sky Passion, ma chiamare lui ad interpretare il nonno è stato azzardato, se non altro per la sua filmografia.

  1. Spy game
  2. Pericolosamente insieme
  3. Il vento del perdono
  4. Qualcosa di personale

La regola del silenzio. The company you keep. Arrivare qualche minuto prima dei colpi di scena non vuol dire che sia un film brutto. Ci sono agenti federali, giornalisti e personaggi con qualcosa da nascondere, ma l’insieme è giustificatissimo. Redford ha preso una vecchia storia degli anni ’70, si introduce nell’ala violenta del movimento per i diritti civili e ne tira fuori l’aspetto privato, cosa che vent’anni fa avrebbe fatto senz’altro scalpore, ma che ora, con la sua età, sembra essere consapevole e accettata per uno che non ha solo fatto un pò della storia del cinema. Mancano gli spiegoni, Shia LaBeouf tenta di riassumere, ma rimangono impresse le sue sopracciglia, e ti perdi nel ruolo che ogni grande vecchio trova nel film: non sai mai chi è determinante…E’ comunque un buon film, il migliore della recente filmografia dell’attore e del post, quindi da salvare.

  1. La regola del silenzio. The company you keep.
  2. Spy game
  3. Pericolosamente insieme
  4. Il vento del perdono
  5. Qualcosa di personale

 

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