Pietro Germi – Parte I

Avvicinarsi a lui senza appoggi, senza paracadute, senza biografie da leggere, significa tuffarsi nel cinema italiano di una volta, primi anni del Dopoguerra, forse senza neorealismo….Vado su Wikipedia che è meglio…

Il testimone. Ecco la prima smentita, anche questo fa parte del neorealismo, ed io sono un ignorante, anzi poco storico, ma dovete abituarvi ad uno che ormai vede film per ripiego, quindi con poca voglia di approfondire tutto. In effetti pare di vedersi Ajeje nel condannato, anzi, subito dopo che esce di prigione, ma dovrebbe essere un giallo psicologico, un pò raffazzonato, ma va bene. Non gli darei tanto peso, ma almeno qualche tentativo lo si è fatto, anche se mi sorge il dubbio che Germi abbia veramente scritto pagine gloriose della commedia all’italiana.

In nome della legge. Il dubbio di cui sopra non viene affatto fugato, ma l’immersione nella storia del cinema italiano è senza bombola, a fiato corto, e con una lunga apnea. Germi infatti si faceva aiutare da Monicelli e Fellini ad una sceneggiatura che più lontana dalla commedia non si poteva chiedere. Non si capisce bene se è ambientato prima o dopo il fascismo, ma è la cosa meno importante da chiedersi: da dove diavolo l’hanno tirata fuori la storia? E perché dipingere così bene i personaggi? E la complessità della storia, le tematiche anticipate di decenni, il messaggio finale? Se alla fine delle mie votazioni non salvo proprio questo film sono uno scemo.

Il cammino della speranza. No qui non ci siamo, dico io fin da metà del film. Ajeje è dietro l’angolo, e scusate il mio disimpegno, ma l’unica nota interessante del film è quando lavorano nella fattoria e vengono irretiti dagli scioperanti, anche se mi sarei aspettato un capolavoro se fossero andati più in là con gli insulti. C’era ancora una concezione giusta dell’Italia, e mi chiedo se la storia della Padania non sia la sola sòla che ci hanno propinato in questi decenni, visto che neanche in Il brigante di Tacca di Lupo, ambientato molti decenni prima, si è mai sentita la parola “terrone”. Pare tutto romanzato, ma Germi è bravo, almeno nelle intenzioni di non farne un drammone. Era neorealismo, era prenderla larga, era partire dalla Sicilia, non da Milano o Roma.

La città si difende. Lollo da bella e giovane? Non ci sono abituato. Di che scrivere altrimenti, visto che adoro Rapina a mano armata? Di un tentativo di noir italiano per niente andato a male? C’è quel finale da mammoni, ma leviamolo pure e pensiamo al destino di ogni rapinatore, alle motivazioni e alle conseguenze che quel fatto ha per ognuno di loro.

Il brigante di Tacca di Lupo. Non è che Amedeo Nazzari mi stia sul caxxo, sono curioso di vedere perché mia madre lo amasse in quegli anni, ma pare tutto lento, senza tanto mordente, se non quello della Storia Italiana fatta di leva e briganti, e con qualche ritorno dove i borboni non ne volevano sapere. Già dai titoli di testa ti vien voglia di ripassare il libro di storia, meglio che guardarsi sta roba, “western italiano” addirittura????

2 pensieri su “Pietro Germi – Parte I

  1. anche mia madre era una fan di Nazzari; era una romanticona e chi sono io per giudicarla?
    (non ho mai visto il brigante ecc e non credo lo vedrò mai)
    quanto al CAMMINO DELLA SPERANZA, lo facevo vedere alle mie classi per far capire il problema degli extracomunitari; all'inizio c'erano le solite battutine idiote sui siciliani… poi, uno dopo l'altro, si commuovevano tutti

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