Jack Nicholson – Parte III

E siamo arrivati alla fine di questo ciclo.

Codice d’onore. Non volevo tornare su Tom Cruise, assolutamente, ho già dato, come si dice, dalla metà degli anni ’90 agli inizi di questo blog…perché parlo di lui? Perché fa il solito smargiasso, mentre a Jack sono dedicati gli ultimi minuti e qualche sprazzo di vitalità militare che solleva solo di poco il film. Ma…è un procedurale, quindi lo si può apprezzare un minimo, ma con gli anni ho imparato ad apprezzare i nomi dei credits iniziali, così, ho scoperto, a scriverlo è stato Aaron Sorkin, quindi comunque interessante, a prescindere. Di Jack tocca parlare poco, bisogna dire che il suo assortimento di personaggi si amplia sempre più…

Tre giorni per la verità. Anche qui, dire o non dire che a dirigerlo c’era Sean Penn? C’entra qualcosa? Bah, direi di si, perché siamo dalle parti del drammatico morale, ed ho preferito notevolmente un David Morse (chi??!) a un Jack che si è preso un ruolo da uomo sfatto, tra il depresso, l’alcolizzato e il depravato ultracinquantenne. Il finale riscatta queste disfatte, ma quanta fatica…Sean Penn aveva già, a metà anni ’90, cose da dire.

  1. Tre giorni per la verità
  2. Codice d’onore

Blood and wine. Era quindi una deriva. Non che io volessi evitarlo, ma probabilmente, all’epoca, ho iniziato ad evitare i film col nostro, per questo e Tre giorni per la verità, che non permettevano di vederselo neanche un pò mefistotelico, con qualche ghigno o sorrisone sardonico. Un noir quindi, ma cercate di evitarlo se pensate che non sia improbabile incontrare un detective sul molo. Ah, e Jennifer Lopez? Non fatemi dire niente, perché il suo culo recitava meglio di lei.

  1. Tre giorni per la verità
  2. Codice d’onore
  3. Blood and wine

Qualcosa è cambiato. Tocca rivedersi film stravisti e già commentati per il blog, ed è curioso come cambino le opinioni negli anni. Jack gigioneggia, non lo fermano mai, anzi, se la prende con il pittore gay che è un piacere, ma poi invita la cameriera interpretata da Helen Hunt, forse più smorfiosa di lui, ed entra in gioco un amore appena fugato dagli interrogativi sui disturbi ossessivo-compulsivo dell’attore del momento. Meritava quindi l’Oscar? Dovrei vedere le altre nomination, chiedendomi nel frattempo come ho potuto vederlo addirittura due volte al cinema…Se prima era più che buono, ora si ferma all’ultimo aggettivo.

  1. Tre giorni per la verità
  2. Qualcosa è cambiato
  3. Codice d’onore
  4. Blood and wine

A proposito di Schmidt. Ecco, lo preferisco qui, anche se dev’essere la terza volta che lo vedo per il blog. Si scoprono tante cose nuove, ogni volta che si vede lo stesso film, anche un finale che sai e che non cambia, ma maturi, cresci, cambi prospettiva, stato d’animo, opinione sul protagonista, mood, e chissà cos’altro. Ecco, A proposito di Schmidt diventa un film sulla solitudine, sul buon ritiro e sulla vedovanza. Jack ci mette tanto di suo, ma il cognato anche (sarebbe da sbranarlo ogni volta che parla), e Alexander Payne scrive un film con la solita cattiveria (alle condizioni del protagonista c’è quindi da aggiungere il fatto che diventa single, con disordini e sporco in casa e proposte indecenti nella vasca ad idromassaggio). Poi c’è una parte degli Stati uniti che non vedrai mai altrove, ma ciò che attira l’attenzione è un protagonista che scopre di avere altri toni, che diventano quasi infiniti, se si considera il fatto che ha già vinto 3 Oscar con 12 nomination, quindi a ragione, ma con molte sorprese, con una vecchiaia incipiente e un riportino che si diverte a mostrare senza pudore, alla soglia dei 70.

  1. A proposito di Schmidt
  2. Tre giorni per la verità
  3. Qualcosa è cambiato
  4. Codice d’onore
  5. Blood and wine

Terapia d’urto. Dall’altra parte della barricata quindi, un psicoterapeuta che ti raccomando alle prese con un paziente inconsapevole delle sue mire e vittima di cose inconcepibili. Lui si sarà senz’altro divertito, anzi pare che ogni film, nell’ultimo periodo, segni una specie di rinascita che non ti aspetti. Diciamolo pure, è il miglior nonnetto del cinema, meglio di De Niro o Pacino o Hoffman, ormai pensionati a dovere.

  1. A proposito di Schmidt
  2. Tre giorni per la verità
  3. Terapia d’urto
  4. Qualcosa è cambiato
  5. Codice d’onore
  6. Blood and wine

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