Il più grande attore italiano?

In questi giorni sto pensando alla matematica applicata al cinema: ci si può fidare dei voti di IMDB fino a considerare Gian Maria Volontè il più grande che abbiamo avuto? E Gassman, Sordi, Mastroianni? L’ultimo ad esempio era in La dolce vita, universalmente noto come ottimo film, voto di 8,1 sul database, ma l’attore del post ha avuto una carriera ancora più di qualità in quei pochi anni che ci hanno separato dalla sua scomparsa. E pensare che su Wikipedia si dice che negli anni ’80 non lo chiamavano più…

Il lunghissimo ciclo, di poco superato da quello su Spielberg di qualche anno fa, parte con una premessa: avevo già visto i film più famosi, quelli immancabili, e forse anche in tempi non sospetti di cinefilia ho dedicato del tempo al nostro (non parlo della trilogia di Leone in questo post, o de L’armata Brancaleone). Indagine su un cittadino (Oscar come miglior film straniero), La classe operaia, Sbatti il mostro in prima pagina sono quelli più famosi ma anche quelli che, tornando al discorso di prima, raccolgono i favori di database e dizionari. Sono pure quelli che ti fanno odiare o amare Gian Maria, perché si esagera, nella trama e nella recitazione, nell’unire impegno e grottesco. Impegno. Non potete non collegare Volontè alla politica, al sociale. In tutti i film non si scherza mai, o perlomeno lo si fa per allentare la tensione, ma l’unica commedia vera e propria, a quanto ne so, era Il magnifico cornuto, che stranamente il Medley, l’hard disk multimediale, non mi ha permesso di vedere per questione di formati di video…sarà anche lui di sinistra?

Scommetto che se avessi visto tutta la sua filmografia mi sarei fatto un buon ritratto dell’Italia, degli anni ’70 perlomeno, anche se manca Todo modo, anche se Il caso Moro, e Giordano Bruno, e soprattutto Sacco e Vanzetti non li ho mai visti. Mattei, il fascismo, la Resistenza, il terrorismo in Italia e fuori, la repressione, il giornalismo, la polizia, la fabbrica e l’operaio, la mafia, come delinquenti e modo di pensare, la guerra, il banditismo, c’è di tutto in ciò che ha interpretato, compresa la censura. Perché se si parla di lui o di Petri, o di Rosi registi con cui ha collaborato spesso (ci sono i Taviani, c’è Montaldo, c’è Lizzani, c’è Damiani, ma anche un Vanzina…) o si apre il dibattito, dalla sala in sù, oppure le pellicole scompaiono. Era quindi scomodo, ma anche inserito, e capisco perché nei favolosi anni ’80 scompaia dai set. Ricompare, certo, con i film tratti da Sciascia, ma ormai il meglio l’aveva dato. Alcune cose poi sembrano vecchie, trapassate, ma mi sono rivisto nell’alienazione dell’operaio, e questo basterebbe.

C’è qualcosa che unisce tutti i suoi film che ho visto? Mi avventuro brevemente…

E’ sì nei titoli di testa, primo attore, ma compare diverse volte più tardi, come personaggio che non introduce i film ma ne diventa protagonista; quasi tutti hanno un passato od un retaggio culturale o ideologico (I sette fratelli Cervi, o Faccia a faccia con Milian, ma anche Un uomo da bruciare). Ho sempre visto un’immedesimazione che lo sfigurava, penso a Indagine su un cittadino, ma anche agli spaghetti western puri o non, dichiarati o rinnegati, che, se non me lo dicevano, Gian Maria non l’avrei mai trovato. Basterebberp queste piccole cose a farne un grande attore, senza considerare i casini fatti per ogni sua parte negli anni ’70. Io però l’ho quasi sempre evitato, osteggiato, senza conoscerlo. Mi sono fatto del male, e solo i numeri di IMDB hanno fermato il dolore.

Le sorprese della matematica applicata ad un blog di cinema…mah…

14 pensieri su “Il più grande attore italiano?

  1. No, non ci si può fidare dei voti di IMDB. Per dirla tutta io non mi fido neanche dei miei voti, è un metodo troppo grezzo per catturare la complessità dell'emozione che ci può dare un film. In ogni caso, penso anch'io che sia tra i migliori attori che abbiamo avuto.
    Il magnifico cornuto, nonostante il titolo, non è malaccio, ma è più da ricordare per la coppia protagonista, Tognazzi – Cardinale, che per il ruolo secondario di Volonté.
    Direi che è sparito dagli schermi negli '80 per una sua scelta che si è rivelata sbagliata. Rifiutare di partecipare a film "commerciali" per puntare tutto su prodotti più in linea con i suoi interessi, in un mondo come quello del cinema, porta spesso a questi risultati.

    • @BlaBla: c’è molto dietro alle cifre, dai ricordi sui primi film visti a ciò che la mia sempre nascente cinefilia riesce appena a cogliere, ma in futuro dovresti disapprovare la linea del blog, te lo assicuro. A volte tocca essere d’accordo con stellette, numeri, asterischi e quant’altro.
      Non penso che Volontè volesse uscire dal cinema, piuttosto l’hanno costretto, visti i precedenti che aveva. Poi, diciamocelo, negli anni ’80 c’è poco di memorabile per il cinema italiano.

      • Se non dico spropositi, Volonté ha rifiutato roba come Il padrino e Novecento :O Non direi quindi che l'hanno costretto all'esilio, ma che ci si è costretto da solo, cercando una via della "purezza" che, in un arte impura come quella cinematografica, raramente paga.
        Come spesso mi accade, non mi sono spiegato bene nemmeno per la faccenda dei voti. Non ho niente contro di loro, solo penso siano un indice grossolano di quello che ho provato per quel film. E dunque ne faccio un uso molto circospetto.

        • @ BlaBla: Ho dimenticato di citare i film che ha rifiutato, e su Wikipedia si parla anche dell’esilio degli ’80, ma in altri termini. Mi sono fidato di loro…
          E “grossolano” non sembra una brutta parola in questi casi.

    • I PIù Grandi Attori Italiani di Sempre Sono Totò,E Edurdo De Filippo poi un gradino più sotto ci sono Mastroianni-Sordi-Gasmann-Manfredi-Nino Taranto-Tognazzi ecc

  2. hai già detto la cosa giusta: se hai visto solo il Volonté più famoso (comunque grandissimo) ti manca molto per capire la sua grandezza. Di recente ho guardato Ogro di Gillo Pontecorvo, che è un film storico (ricostruzione dell'attentato a Carrero Blanco, anni '70, pronto come successore di Francisco Franco in Spagna), Volonté appare misuratissimo, contenuto, quasi silenzioso. Oppure Il sospetto di Maselli, Cristo si è fermato a Eboli di Rosi (per la tv), sembrerebbe incredibile ma Volonté aveva davvero enormi doti di attore, nei ruoli più diversi. Per quanto mi riguarda, mi dispiace molto che non abbia proseguito con il suo lato comico perché ci sapeva fare anche lì.

    • @ Giuliano: anch’io ho visto Ogro, e pare anche a me che si nasconda, almeno dietro agli avvenimenti descritti, ma ancora di più ne Il sospetto: mi sono perso nella prima parte, ma poi la trama diventa più chiara ed un personaggio del genere in mano all’attore italiano più “istrionico” (aggettivo perdipiù riduttivo) del periodo fa capire ancora di più che siamo davanti ad un grande. Il lato meno impegnato di Volontè meriterebbe un discorso a parte, ma tutto viene sommerso da uno che definirei “cantastorie”.

  3. con tutto il rispetto che merita, G.M.Volonté NON E' IL PIU' GRANDE attore del cinema italiano
    gli manca la versatilità dei grandi (Gassman ad esempio passava con disinvoltura dalla tragedia di ANIMA NERA alla farsesca vitalità di BRANCALEONE)
    Volonté era in attesa della Rivoluzione (buon per lui non vivere oggi!!!) e la commedia non era nelle sue corde

    • La versatilità di Volontè è collegata ai personaggi che raccontava, tutti con un file rouge che non riesco a trovare in altri. Apprezzo anch’io Gassman, e non ho visto neanche L’armata, ma Volontè è uno di quelli che dovrebbero essere ricordati a scuola, quasi fosse un mezzo didattico, superando pure la rivoluzione, o meglio, le idee che si portava dietro.

    • Non sono totalmente d'accordo, quoterei Giuliano: Volonté ci sapeva fare anche sul comico (era con Gassman in Brancaleone tra l'altro, il cadetto bizantino), purtroppo non ha sfruttato a dovere quel registro. Lo avesse fatto ci avrebbe guadagnato forse lui, certamente noi come spettatori.

      • @ BlaBla: e sul registro comico direi che lui si divertiva, ma questo atteggiamento è presente pure in altri film comunque drammatici. Non è completo? Forse, però con una tale serie di film però ti ricordi dell’attore che ha impersonato una parte della nostra Storia.

        • Sì, il "non sono totalmente d'accordo", era rivolto a Marco. Penso che nelle sue rare commedie mostri di saperci fare anche in quel campo, e sono d'accordo con te, anche i molti film drammatici (penso ad esempio al Cittadino al di sopra) fa vedere la sua capacità di alternare i toni. Per questo mi spiace abbia trascurato le commedie.

          • Ragazzi, mi fate tutti pentire di aver perso Il magnifico cornuto e quasi quasi vado a vedermi L’armata Brancaleone. E la trilogia del dollaro poi…

  4. eh no, la scelta di rifiutare le vie più facili è FONDAMENTALE. E' la via più difficile, ma – soprattutto se sei ancora giovane – a fare troppe cose facili finisci col rovinarti. Magari ti pagano bene, ma per un attore o per un artista cercare vie nuove è importantissimo. Il paragone con Gassman ci sta, e se si guarda alla carriera complessiva viene da dire: per Gassman troppi compromessi, troppi ruoli sempre uguali. Poi, naturalmente, Gassman aveva la villa con la piscina, le macchinone, beato lui; ma per me anche Tognazzi era più grande di Gassman, e non solo Volonté. Direi di più: anche Nino Manfredi. E, se guardate Salvo Randone nei film di Petri, era un attore formidabile. Molti altri attori grandissimi non hanno quasi fatto cinema: Tino Buazzelli, Tino Carraro, Romolo Valli che ha fatto quasi solo ruoli di fianco… Sono scelte, nella vita si fanno delle scelte.

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