Woody Allen – Parte I

La mia assenza non è provocata da svogliatezza o disimpegno, cause demotivanti degli ultimi tempi, ma dalla lettura di una biografia del nostro, che si ferma al ’91, e, come al solito, parte dai nonni di Woody. 300 pagine di fatti, ricordi, interviste, considerazioni, opinioni e commenti che dovevo leggere per conoscere il tipo. Il Castoro dell’occasione è quello antico, e con 45 pagine me la sono cavata più velocemente del previsto.

Prendi i soldi e scappa. (Ah, spero di inserire almeno qui, un video dimostrativo della comicità del soggetto in esame, perché c’è sempre una scena da portarsi dietro, anche se nella bara credo non credo ci sarà spazio per un hard disk).

Il primo film diretto ed interpretato, oltre che scritto da Woody Allen, inserito nel novero di coloro che si assumono proprio tutte le responsabilità del caso. Prima c’è stato Ciao, Pussycat!, poi Casino royale, da lui interpretati in secondo piano, ma anche scritti e menomati almeno in parte. Parte piano il regista/attore/scrittore, senza troppe speculazioni filosofiche o psicanalitiche, ma ha uno slancio bergmaniano con le croci al parcheggio (se la memoria non mi inganna, se lo sketch non è di un’altro film). Il protagonista, come in alcune sue battute, è maltrattato da tutti, non solo dai poliziotti, per giunta dai genitori, mascherati con occhiali, baffi e sopracciglia riconoscibili in uno dei suoi miti. Groucho Marx, certo, ma anche Chaplin e Keaton (Buster, non ancora Diane). Ci si diverte, come sempre in questi primi film, e ti chiedi ancora come possa esser passato a Fellini, Bergman, o alle commedie sofisticate, o ai viaggi e ai film intercambiabili dei primi 2000.

Il dittatore dello stato libero di Bananas.

Se non è critica politica, mai manifestata pubblicamente e direttamente, è senz’altro massmediologica. Il film, infatti, parte dalla diretta all’assassinio del presidente, fatta da commentatori sportivi, ripetuta nel dopo rivoluzione con il nuovo dittatore pazzo e durante il primo amplesso, visto come un incontro di boxe, magari ricordando Lennon e Ono. Il resto è pieno di altre trovate del nostro, comiche, e non ricordo al momento con il tormentone dell’ebraismo (ah, nel precedente film del post c’è il suo coinvolgimento in una messa cattolica, altra gag sconcertante, visti i tempi), ma la presa in giro delle dittature sudamericane non si ferma lì (i concertisti, presi a caso dal set, non suonano, ed accompagnano un mimo), coinvolge anche gli Usa con la frase: “ma questa volta siamo a favore o sfavore?”. Il lato divertente quindi sovrasta tutte le rivoluzionarie vedute del giro politico di quelle nazioni, ma c’è anche qui la storia d’amore, e mi dicono anche qualche connessione tra cibo e sesso.

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (ma non avete mai osato chiedere). Inserisco direttamente l’episodio mancante dalla registrazione di Sky, forse troppo attuale, forse troppo scandaloso…niente, non lo trovo.

Sempre più rivoluzionario, anche se in pieno periodo di rivisitazioni sessuali, sempre meno puro comico, ancora più psicanalisi e poco ebraismo. La mammella gigante è la sintesi perfetta, dall’esorcismo alle speculazioni comiche, mentre l’episodio del dottore invaghito è forse il più censurabile. Il finale esplosivo è naturalmente ben congegnato, le scenografie sono le stesse del mostro di bravura de Il dormiglione, ma è un inserimento nel corpo umano che dice qualcosa di buono sulla fisiologia. Anche qui torna il cibo, tra l’altro. Se volete scandalizzare qualcuno con un film comico dei primi anni ’70, potete seriamente considerarlo.

Provaci ancora, Sam.

Visto da Anna Nihil di recente, senza contare SupersaccobelloPaskoski, che un anno fa gli ha dedicato alcuni post, con molte mie considerazioni che non troverete qui. Infatti il mio approccio a Allen è diversificato: rinnego i film a cavallo del 2000, adoro i primi film, non ho mai visto il ciclo drammatico…Insomma non si può mai dire di odiarlo in toto. Provaci ancora, Sam è venuto prima o dopo Casablanca? Prima o dopo Harry, ti presento Sally? Cerca di essere te stesso, questo ci dice infondo il film, e magari conquisti qualcuno come Diane Keaton…Si, ho scritto questo perché non riesco a capacitarmi, alla centesima visione, che l’attrice sia stata così bella, anzi perfetta. Questa, spero, non sarà l’ultima considerazione sul film, visto che un Bogey è per sempre, e lasciarsi condurre da lui può essere un piacere. E’ la prima commedia teatrale di Allen, che nella biografia viene descritta come fonte di divertimento per i protagonisti, gli stessi del film, ma anche di straniamento per chi l’ha scritta, visto che gli altri due erano degli attori, che potevano improvvisare, mentre lui era un comico sul palco, che ogni tanto si bloccava davanti agli imprevisti della messa in scena. Così ha fatto coppia con Diane Keaton, così è entrato tra i miei miti (e vorrei pure io avere l’occasione di ripetere il finale di Casablanca, almeno una volta nella vita)

Il dormiglione

Non è tanto l’approccio alla fantascienza, al futuro, ma il finale ciò che rivela qualcosa di Woody, che da qui in poi cambia approccio al cinema. Quelle amare considerazioni sulla politica, Diane, rapporti uomo-donna, scienza: sesso e decesso sono importanti, nient’altro. Sembra quasi che l’abbiano girato lì per lì, senza scriverlo, improvvisando…Il film altrimenti è una visione di un futuro possibile con l’incognita Allen, risvegliato dopo 200 anni, ancora da comico quasi puro, e un’esposizione di scenografie, oggetti e immaginazione che fa il paio con Fahrenheit 451, solo che è un film da ridere. Cosa mai pensate quando raccoglie i frutti abnormi? E la palla, l’orgasmatic? C’è anche qui da divertirsi in modo poco più che crasso con il robot Woody.

P.S. E il sondaggino? E le posizioni in Top 2500?

Prendi i soldi e scappa: 1862°

 

14 pensieri su “Woody Allen – Parte I

  1. Prendi i soldi e scappa non l'ho visto….
    comunque voto Provaci ancora, Sam!, veramente un bel film (sceneggiato da lui anche se non diretto).
    Ciao!

    • Il dormiglione invece è il primissimo Allen, quello che imita i grandi, con qualche riflessione nel finale, ma si può (ri)partire anche così.

  2. Ragioni del cuore mi fanno votare per Play it again, Sam (che avrebbe dovuto essere tradotto Suonala ancora, Sam, sennò la citazione di Casablanca che fine fa?)

    • Anche tu, BlaBla, sei un sentimentale che avrebbe bisogno di un pò di Bogart…Alla fine, con Zelig, tutto ritorna all’essere se stessi, passando anche per Manhattan.

  3. difficile scegliere il migliore
    alla fine voto per BANANAS (forse perché aver visto quel film nell'originale mi aiutò a far colpo su miei ospiti nel Missouri)
    P. S. ho nella mia bibliotechina castoresca un Giannalberto Bendazzi d'annata (arriva a LOVE AND DEATH, 1975); te lo lascerò in eredità

      • in sintesi (magari un giorno posterò tutta la storia) tra il maggio e il giugno 1977 godevo di una borsa di studio presso l'Università del Missouri (a Jefferson City) e venivo spesso invitato a discutere di cinema, europeo e americano; tutti avevano visto ROCKY (quell'anno avevano beccò l'Oscar) e nessuno, o quasi, aveva visto BANANAS (Allen lo conoscevano solo nelle grandi città dell'Est); io cominciavo a raccontare la gag della metropolitana, dove appariva un anonimo bullo… RESTAVANO A BOCCA APERTA e poi andavano a controllare; MORALE DELLA FAVOLA: per un puro caso mi feci la fama (immeritata) di grande cinefilo…

        • Eh beh, solita fortuna dei giovani cinefili, caro Marco. Magari tutti noi facciamo un post sulle immense scoperte che facciamo da giovani, tipo per confermare le parole “l’avevo detto io, che quello lì…”

          • BUONA IDEA
            A Settembre (prima no, più della metà dei bloggers conosciuti sono in pausa estiva) si potrebbe invitare l'inclito pubblico a raccontare LE GRANDI SCOPERTE della CINEFILIA, con particolare riferimento alle intuizioni (e magari agli errori) di quanto eravamo giovani

          • Oggi ho scoperto che Allen aveva intravisto qualcosa in Natalie Portman, ancora prima di Star wars – Episode 1.

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