Pietro Germi – Parte III

Filmografia lacunosa la mia, che ho dovuto interrompere la visione di Serafino per evidenti problemi di riversamento su hard disk da disco, cosa finora mai capitata, e che mi fa sorgere qualche dubbio sulla tecnologia. Ho guardato solo i primi minuti e pareva partire bene, ma i pixelloni che si muovevano a casaccio hanno provocato un immediato allontanamento dallo schermo tv. Che poi, ammettiamolo, non è che Serafino rimanga nella storia del cinema…

Divorzio all’italiana. Ecco, una lacuna colmata. Non so se il Germi di commedia parta proprio da qui, ma porterebbe senz’altro a qualche riflessione, se non altro sul ruolo della Sicilia nella sua filmografia. Qualche minuto fa infatti ho cancellato Il cammino della speranza, e se non pensate al ruolo dell’isola per Germi, non avete proprio testa. Si parte infatti dal neorealismo, e infine si prende in giro il delitto d’onore, con un fenomenale Mastroianni già nel cuore di tutti in quel periodo (si prende anche la briga di noncitarlo quando spunta La dolce vita nel cinema locale, un colpo di genio a prescindere del regista e di Fellini) ed una Sandrelli da mascella stirata, perché non pensavo assolutamente di innamorarmi pure di lei. Il bianco e nero si presta benissimo al paesaggio di piccola città, al caldo, ai vestiti neri, al sole cocente, alle dormite pomeridiane, ma è una serie paradossale di situazioni locali che attira l’attenzione, anche se, ricordiamolo, il delitto d’onore non è morto proprio un secolo fa.

Sedotta e abbandonata. Altra lacuna, ma di mezza entità, anche se posso dire che con Divorzio all’italiana forma un dittico da vedere insieme. Il delitto d’onore? Robetta, gli hanno concesso solo una parte del film, che vede ancora la Sandrelli protagonista, ma quasi sempre chiusa in casa, visto che è stata “disonorata” e la si fa uscire per la combine con l’uomo che “deve” sposarla per rimediare e per non essere accusato di vari capi d’accusa. Oddio…Anche i carabinieri capiscono la situazione, e l’unico che si salva, senza voler seguire le norme sociali, è il pretore, evidentemente, anzi sicuramente del nord, ma anche qui, dove sono ora, nelle campagne venete, non penso si vada tanto in là, oltre le consuetudini. Insomma, pare che di matrimoni per amore ce ne siano, si, ma che gli altri siano frutto di accordi più o meno riparatori. Tutto è sostenuto da un cast quasi fenomenale, un ritmo che, a vedere il bianco e nero e a sentire le inflessioni dei personaggi, permette di dire che Germi se n’è andato troppo presto, che forse mai c’è stata tanta cattiveria, anche nel film precedente, nel voler far comunque ridere gli spettatori. E vale la considerazione di prima, ovvero sulla quasi ossessione per la regione.

L’immorale. E qui, casca tutta la famiglia cattolica. Un padre perfetto, tre donne, di cui solo una sposata, e 2+2+1 figli: come tira avanti? Come può permettersi di amarle tutte? E quando può telefonar loro? E quelle polizze assicurative, vogliamo parlarne? E quel prete, non si sa bene per cosa si scandalizza, se è solo il sacramento a mancare? Un Ugo Tognazzi sempre adatto a ruoli del genere, si vede morire il personaggio solo nel finale, quando vuole sistemare tutto con le tre famiglie che si ritrova. Non è un colpo di scena, tutto fa arrivare a questa conseguenza letale ma comunque naturale per il protagonista: un marito e padre irreprensibile che non si sa se dorme, non si sa quanto mangia, fuma, un lavoro non proprio precario, ma comunque…I paradossi della famiglia…Colpita e affondata…

 

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