Mariti e mogli

Come al solito è stata la curiosità a spingermi a registrarlo e a rivederlo.

Era l’inverno del ’92, e frequentavo l’Università a Trieste. Ogni tanto ci scappava un’uscita al cinema, ma questa è stata la peggiore. Memore di altri film molto più divertenti o ironici del regista, credevo di trovare qualcosa di scoppiettante. Alla fine sono uscito poco meno che distrutto, frastornato, incapace di concepire un Allen del genere. Ciò che mi aveva ubriacato era forse la cinepresa a mano, o i rapporti personali che poco mi interessavano, o la vita di coloro che allora definivo “borghesi”, lontano per giunta dalla vita di uno studente che si credeva di sinistra. Non ricordo se ho avuto l’illuminazione che capita in questi casi : “ma che ci faccio qui????”.

Il peggior film della stagione si è rivelato questa volta abbastanza interessante. Woody Allen era immezzo ai casini con la Farrow, ma nel film le conseguenze si vedono poco, a parte la scelta del ruolo per l’ex-moglie, co-protagonista per sua scelta. Io non ne sapevo nulla, il DAMS era, ed è, lontano, e la passione per il cinema era piuttosto embrionale. Un film per certi versi diverso dagli altri del regista, non solo perché in parte magari autobiografico, perché si ride, ma a denti stretti. Woody tira fuori qualche aforisma, qualche dialogo dei suoi soliti, ma ciò che sono riuscito a notare è la totale immersione nei rapporti interpersonali, risolti alla fine con la solitudine da parte del nostro. Anch’io sono un tipo solitario, e come per altri film del genere, ultimamente italiani, non riesco a parlarmi addosso, o ad analizzare il mio rapporto con le donne, specie se devo fare dei confronti.

Sopportato, ma meglio della prima volta.

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