Ridley Scott – Da Il genio della truffa (2003) a Robin Hood (2010)

Ho sempre avuto un rapporto di amore/odio per questo regista, ma rispetto ai film di questo post devo tornare indietro, ai suoi primi lavori, e rimpiango pure I duellanti, a dirla tutta.

Il genio della truffa. Pur avendolo già visto, e non ricordandone quasi nulla, ho immaginato mezz’ora prima della fine dove andava a parare, e come la truffa sarebbe stata attuata. Questione di sceneggiatura, oppure conosco tutti i polli dell’heist movie, se si può inserire in questo sottogenere? Ci sono dei segnalini per tutta la seconda parte, anzi, a dire il vero Sam Rockwell appariva troppo insopportabile per essere vero. La sorpresa è per la figlia, altrimenti resterebbe una buona colonna sonora, un Nicolas Cage finalmente (finalmente?) con i tic ed una malattia che fa dimenticare l’Oscar ottenuto per Via da Las Vegas…E non parlatemi di disturbo ossessivo-compulsivo, anche se sono pochi i film che l’hanno disegnato. Il migliore, a occhio e croce, del post, questo pensavo…

Le crociate – Kingdom of heaven. Speravo ci fosse qualsiasi motivo per interrompere la visione, devo ammetterlo, perché non ero ben predisposto, poi piano piano inizia ad essere un film interessante. I proclami altisonanti, con gli opportuni silenzi tombali, ne fanno qualcosa alla Il gladiatore, il tentativo di affrontare i problemi tra religioni è almeno incoraggiante, ma poi arriva Eva Green, e la pace con il film. L’assedio a Gerusalemme è la parte meglio scritta, con due intelligenze a confronto, poi l’epilogo, con praticamente un rimando a Robin Hood, quando il cavaliere che difese la città torna ad essere un semplice maniscalco ed incontra Riccardo Cuor di Leone. E’ tutta lì la morale del film? Non penso, c’è stata, mi pare, una grossa discussione dopo la sua uscita, che non voglio ricordare perché mi vengono in mente le grandi scenografie, la fotografia, i particolari, i costumi, perché alla fine è un gran film, ma senza troppi riferimenti storici si può farla fuori dal vaso. Il migliore del ciclo, almeno finora.

Un’ottima annata. La prima visione è stata faticosa, ho interrotto dopo poco il tentativo del regista di affrontare la commedia per la visione romantica del broker e per le trovate che dovrebbero far ridere fuori dalla Francia. Questa volta sono arrivato alla fine, e mi son trovato un film sfilacciato, senza problemi, con tante cose irrisolte, al di là del finale risolutivo: chi ha fatto quel buon vino per intenditori? Lui potrebbe anche non essere uno stronzo totale, ma è mal disegnato, e la nostra Marion complica le cose con un carattere descritto come problematico, ma nemmeno per idea approfondito. E la casa? E la trattativa? E la segretaria? Troppa carne al fuoco, nessuno mangia…

American gangster. Il Ridley voleva qualcosa tipo alla Padrino o Scarface o Quei bravi ragazzi, ma non gli riesce. Certo, ci sarà senz’altro qualcuno che lo adora, magari tra i più giovani, o chi pensa che Denzel Washington abbia qualche possibilità lontano dal solito personaggio positivo, ma io sono cresciuto a Coppola e Scorsese, quindi penso sia andato alla ricerca di qualcos’altro. La storia della dose di Blue magic? Naaa. Le bare usate per le tonnellate di droga? Magari è anche vero…L’eroe positivo impersonato per l’ennesima volta da Russell Crowe? Ecco, è ciò che manca ai film sopra citati, uno che piuttosto vuole smontare mezza polizia di New York, e lasciar in disparte i capi di accusa per Frank Lucas, uno spacciatore leale, freddissimo, attaccato alla madre e che, se non fosse stato per quella pelliccia allo scontro Fraser-Alì, forse neanche…Le lezioni di cinema partono dal Crime forse, ma Scott c’è arrivato tardi, fuori tempo massimo.

Nessuna verità. Il peggiore del ciclo. Qui c’è il tentativo di affrontare il terrorismo, e se non fosse per le troppe parti coinvolte, l’improbabile coinvolgimento di persone poco contigue ai cattivi, la brutalità appena accennata, ne uscirebbe un film con effetti speciali presi dal compianto fratello di Ridley e con una strana storia d’amore. Di Caprio qui dovrebbe aver iniziato la fatica che l’ha fatto ritirare temporaneamente dalle scene. Preferisco ricordarlo in Blood diamond. Ah, e c’è ancora Russell Crowe, un personaggio negativo questa volta, e mi dispiace togliere film al ciclo a lui dedicato.

Robin Hood. Il dvd-rec è andato in tilt, e la sincronia audio-video è andata a farsi benedire. Dovrei essere arrivato a metà del film, che si rivela piano piano un prequel di ciò che ben conosciamo, dalle presunte imprese con Riccardo Cuor di Leone al primo furto, quando era sposato per convenienza a Marion. Gran lavoro, finalmente, del regista, che si prenderà pure le sue libertà, ma c’è un sacco di lavoro in tutto, almeno nello sterrato dei villaggi. Che poi tutti i regnanti e i loro cortigiani abbiano i capelli lunghi è irritante, ma scusiamo Ridley, è comunque un’altra buona regia. Russell Crowe coi capelli corti, questa volta muscoloso e molto positivo.

Il genio della truffa è oltre la Top 2500, l’unico film recente del regista.

2 pensieri su “Ridley Scott – Da Il genio della truffa (2003) a Robin Hood (2010)

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